«La corsa alla privatocrazia nella sanità in Campania è ormai diventata inarrestabile. Addirittura il 97% delle prestazioni in riabilitazione nella regione è erogato dai centri privati accreditati. Di pubblico rimangono solo gli euro. Un monopolio, rispetto al quale le istituzioni, a partire dalla Giunta De Luca, vivono in religioso silenzio. A chi fa comodo questa situazione?».

Lorenzo Medici, leader della Cisl FP segnala le cifre della situazione attuale. Ci sono 133 centri accreditati che erogano oltre 6 milioni e 100 mila prestazioni per un costo annuo di 318 milioni e 300 mila euro, con oltre 6 mila persone impiegate. In particolare, la spesa annua per le prestazioni ambulatoriali è pari a 157milioni e 600 mila euro, quella a domicilio è di 74 milioni e 300 mila, quella residenziale e semiresidenziale è di 84 milioni e 100 mila.

«Nonostante numeri così elevati – sottolinea Medici – anche qui le liste di attesa hanno durata biblica. Eppure parliamo di prestazioni rivolte essenzialmente a due categorie, quella in età evolutiva (i bambini), in particolare per l’area dello spettro autistico, e i fragili (gli anziani), dove i tempi fanno la differenza tra la riabilitazione e la cronicizzazione delle patologie. La soluzione sta nell’aumento dell’offerta e nel riequilibrio del settore».

Come? Il segretario generale della federazione propone: «Nelle 172 case di comunità previste sul territorio regionale dalla missione 6 del PNRR deve essere attivato un ambulatorio di riabilitazione spostando a tal fine quota parte delle risorse e delle attività oggi gestite dai privati, e reclutando il personale tra i lavoratori attualmente impegnati nei centri. Questa è la strada per riequilibrare le percentuali di impegno tra pubblico e privato, come prevede la legge di stabilità all’art. 1 comma 268 lettera c, che fissa al 50% la reinternalizzazione dei servizi, e smaltire al tempo stesso le lunghissime liste di attesa. Su questo tema chiediamo alla Regione l’apertura di un tavolo per discutere con le forze sociali, in assenza del quale siamo pronti ad avviare percorsi di mobilitazione. Come tutelare al meglio la salute della gente non può essere deciso solo da poche persone, che occupano attualmente incarichi istituzionali. Bisogna coinvolgere tutti, a partire da quelli che rappresentano gli addetti. La Cisl Funzione Pubblica – conclude Medici - è pronta a fare la propria parte per dare un contributo importante in questa direzione».