La mattina del 23 novembre del 1980 Rosanna Repole ha 30 anni ed è assessore alla Pubblica Istruzione al Comune di Sant’Angelo dei Lombardi. Una giovane donna politicamente impegnata, ancora ignara del fatto che nel giro di poche ore la sua vita non sarebbe stata più la stessa. Come sarebbero cambiate irrimediabilmente le esistenze di centinaia di migliaia di altre persone tra Irpinia e Vulture, al confine tra Campania e Basilicata. La storia di Rosanna, che di lì a poco sarebbe diventata il sindaco di un paese completamente raso al suolo dal sisma, si intreccia e si lega indissolubilmente con quella della gente della sua comunità. 

«Anche a 40 anni di distanza non è una cosa facile rielaborare quello che è accaduto - racconta la donna oggi 70enne, consigliere comunale sempre a Sant’Angelo dei Lombardi -. La sera del terremoto ero in giro - ricorda -, mi trovavo in episcopio dal vescovo. All'improvviso la scossa tremenda ha fatto rovesciare tutti i volumi della libreria che ci sono caduti addosso. Per fortuna nessuno si è fatto male, siamo riusciti ad uscire e abbiamo visto le macerie: la chiesa era quasi crollata, qualche persona cominciava ad arrivare urlando. Sono usciti i ragazzi del seminario accompagnati da un sacerdote, in pochi si erano salvati. Le viuzze del centro erano ostruite e ci siamo avviati verso il campanile. Appena l'abbiamo superato è caduto al suolo». Nei primi momenti era difficile capire bene quello che stava succedendo. Rosanna ha razionalizzato solo nel cuore della notte, quando è riuscita a raggiungere casa sua e l'ha trovata distrutta. Sotto le macerie di quel palazzo c'era anche il primo cittadino del paese, Guglielmo Castellano, soli 32 anni. «Con il sindaco avevo un legame personale e familiare - continua il racconto -. I miei genitori erano stati suoi testimoni di nozze, io ho battezzato la sua prima figlia. Era una persona eccezionale, brava, competente e di grande bontà». 

Ed è stato proprio il legame così forte con chi l'aveva preceduta una delle cause che hanno convinto Rosanna Repole ad accettare di diventare il nuovo sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi, a 36 ore dal sisma, all'interno di una tenda allestita per i rifugiati. «Non so perché sono stata scelta - spiega - se avessi razionalizzato forse sarei scappata. Se ce l'ho fatta è grazie alla rete che si è creata attorno a me con i consiglieri, senza differenza tra maggioranza e opposizione, e le istituzioni, guidate dal Prefetto Caruso e dall’onorevole Zamberletti, che ci hanno sostenuto in ogni momento». Le immagini dei primi giorni sono strazianti: il paese pieno di polvere, l'odore acre, le bare che sfilavano mentre i soccorsi tardavano ad arrivare. «Non bisogna fare velo, gli aiuti giunsero sicuramente con qualche ritardo anche se questo dipendeva pure dalla mancanza di vie di comunicazione - prosegue Rosanna Repole -. Con la scossa data dal presidente Pertini si creò però un grande sentimento di solidarietà. Io da quell'esperienza ho capito che più è difficile il momento più forte deve essere la collaborazione istituzionale: è l'unico modo per dare sicurezza ai cittadini che sono estremamente frastornati». 

Sono passati 40 anni dalla tragedia che sconvolse Sant’Angelo dei Lombardi. Rosanna Repole è stata eletta nuovamente sindaco nel 2013 ed è rimasta in carica per un altro mandato fino al 2018. In tutto questo tempo la sua comunità è andata avanti ma non ha mai dimenticato. «Credo che in drammi del genere le ferite non si chiudono mai. Ai problemi storici della nostra terra ora si è aggiunta la pandemia, una situazione simile a quella che vivemmo noi nel 1980. La differenza sta nel fatto che il terremoto è un nemico che guardi in faccia: sai i danni che ha fatto, i lutti che hai avuto. Ma sai anche che puoi ricominciare. In questo momento invece stiamo lottando a livello mondiale con un nemico nascosto che è difficile da combattere. Oggi, forse, ci vuole ancora più impegno».