NAPOLI. Ristoratori perplessi sull’obbligo da parte dei clienti del ristorante di fornire almeno un documento di identità di uno dei commensali lanciato dal governatore Vincenzo De Luca. «Finora nei ristoranti c’era solo l’obbligo di conservare la lista di chi aveva prenotato - dice Antonino Della Notte, presidente di Aicast -. Adesso leggeremo bene l’ordinanza. Non che non sia concorde sull’idea del governatore ma al limite possiamo chiedere il documento di chi ha prenotato».

Della Notte spiega: «Se vengono a mangiare, ad esempio, due persone senza prenotazione e si rifiutano, per questione di privacy, di mostrare il documento noi non possiamo fare nulla. È un lavoro che non è di nostra competenza. Ripeto, noi possiamo verificare chi ha prenotato, con modi gentili, e non so nemmeno se si possa a norma di legge o almeno fino a che punto ci si possa spingere». Il presidente dell’Aicast conclude: «Io penso che a questo punto si debba tracciare tutto, anche altri luoghi che possono essere più dei ristoranti veicolo di contagio».

Dal canto proprio, Enrico Schettino, avvocato e imprenditore della ristorazione con la catena Giappo, è chiaro: «Non ci possiamo sostituire agli organi di controllo, non siamo legislativamente autorizzati a farlo. Dovrebbe essere il cliente, in maniera spontanea, a mostrare il documento sapendo che è nel proprio interesse, in maniera prioritaria, e poi di quello del ristoratore». E ancora: «Io penso che nel momento in cui si autorizza l’apertura di discoteche e altri potenziali luoghi di assembramento, è inutile accanirsi contro una categoria come la nostra gà vessata e che, però, è una delle poche a ottemperare quanto imposto dalle nuov norme anti-Covid».

Ciro Salvo, di 50 Kalò, è chiaro: «Visto che con l’autocertificazione si possono fornire generalità false mi sembra abbastanza giusto stabilire la presentazione di un documento d’identità. Questo deve essere accompagnato da una corretta campagna di informazione, magari stabilendo l’affissione del provvedimento nei locali, che esoneri noi dalla problematica di chiedere il documento, visto che non siamo pubblici ufficiali».