Dopo aver scritto al premier Giorgia Meloni e al ministro di Imprese e Made in Italy Adolfo Urso, i lavoratori dello stabilimento Jabil di Marcianise - oggi sono a Napoli in presidio davanti alla sede della Regione Campania - scrivono anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, "ben consapevoli della sua storia e della sua sensibilità sociale verso il Paese che rappresenta: una Repubblica fondata, appunto, sul lavoro". Impegnati da anni in una vertenza che ha visto lentamente dismettere il sito produttivo casertano - in dieci anni sono fuoriusciti dagli organici della multinazionale Jabil quasi 500 lavoratori - e con la prospettiva già ufficializzata dall'azienda il 30 aprile scorso di disimpegnarsi da Marcianise e dall'Italia, i lavoratori provano a sensibilizzare il massimo livello istituzionale affinché intervenga, con l'obiettivo di presentarsi al tavolo ministeriale del 27 maggio in una posizione più forte di quella attuale, e fare così pressione sui vertici Jabil affinchè ritirino la decisione di andarsene e chiudere lo stabilimento.

"Rappresentiamo 420 famiglie - scrivono i lavoratori - che da un trentennio insistono con coscienza su di un territorio tristemente famoso per altri motivi e che, invece, sono orgogliosi di vivere attraverso l'onestà e la dignità del lavoro! E' appunto del lavoro che vogliamo parlarle. Lavoratori e rappresentanze sindacali sono fortemente preoccupati delle conseguenze che la scelta di Jabil, scellerata nonché inspiegabile, potrà determinare sul loro futuro. Le chiediamo, quindi, dall'alto della sua autorevolezza, un intervento a supporto della vertenza, sensibilizzando i vertici della Corporate, direttamente o tramite l'ambasciata statunitense, al fine di riconsiderare le intenzioni annunciate. Siamo certi che la sua mediazione, in qualità di presidente della Repubblica Italiana, potrà risultare determinante a restituire serenità e stabilità professionale ai cittadini del territorio casertano. La ringraziamo anticipatamente per quanto farà per noi".