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03 Marzo 2026 - 19:54
La barchiga
CASTELLAMMARE DI STABIA. La barchiglia è un progetto dolciario che profuma d’amore, di buono, di Mediterraneo. Era caro anche a Re Ferdinando di Borbone che ne parlava nelle sue lettere alla seconda moglie. Verrà presentato domani, mercoledì 4 marzo alle ore 17,30, dalla rinomata chef e apprezzata scrittrice Rosanna Fienga nel ristorante stabiese Francesco e Co. nel corso di un evento goloso che sarà molto più di una degustazione.
Da ottima padrona di casa, questa donna poliedrica, determinata e piena d’inventiva che ha sostenuto tante battaglie a favore della comunità, coraggiosa imprenditrice anticamorra, impegnata nel sociale, è la colonna portante della nota ed apprezzata location stabiese nota per qualità dell’offerta enogastronomica votata al territorio ed anche quale prosieguo della storia culinaria familiare del marito Francesco Di Maio, stimato imprenditore e nipote diretto di Ciccio di Pozzano, autentica istituzione in zona nel campo delle prelibatezze tipiche.
Insieme allo storico Giuseppe Plaitano, che si è addentrato con lei in un’appassionante ricerca alla riscoperta di tesori gustativi di un passato glorioso, e presidente dell’Archivio Plaitano, la poliedrica Rosanna svelerà il segreto di questa antica ricetta conventuale degna di un potente sovrano e parlerà degli scritti raccolti nei quali la barchiglia viene descritta come il simbolo gastronomico di Castellammare già due secoli fa. In essi sono presenti specifici riferimenti “al piccolo scrigno gustoso e raffinato” che era considerato una squisitezza caratteristica di Castellammare.
Una piccolo capolavoro nato in convento, come tante altre eccezionali ricette “eterne”.
Rosanna Fienga, artefice di questa squisitezza senza tempo che viene ora riproposta nella sua eccellente gustosità, afferma con passione e con più che giustificata soddisfazione: «La Barchiglia è un dolce che vuol rinascere dall’oblio del tempo per raccontare un territorio aspro, antico, sempre pronto a declinare la cultura che contraddistingue una potente dinastia. Quella stessa che ha fatto del Regno delle due Sicilie una delle corti più raffinate dell’epoca. In esso, s’incontrano sapori che riescono a raccogliere il Sud, capaci di sfidare i secoli, frammenti di storia che non si leggono sui libri, ma si assaporano».
Una creazione dolciaria nella quale predominano l’armonia e l’equilibrio, che vuole riemergere dal passato «per rivoluzionare la nostra storia» e si appresta a vivere una nuova entusiasmante avventura, recuperando la gloria di allora.
«Non è una semplice ricetta, ma una partitura di sapori - sottolinea Giuseppe Plaitano - in essa, ogni ingrediente è una nota che risuona da secoli. È un’opera d’arte effimera che muore nel palato per rinascere nella memoria». Un dolce che richiede cura e devozione, capace di ammaliare, incantare e conquistare chi lo assaggia, per risorgere nella sua potenza di gusto tale da entrare perfino nei palazzi reali, preferito dal sovrano Borbone che lo descriveva come una prelibatezza a testimonianza dell’eleganza della corte del magnifico Regno delle Due Sicilie.
All’atteso incontro prenderanno parte autorità civili e religiose, associazioni culturali, professionisti dell’Informazione ed operatori della Comunicazione, Scuole del territorio, rappresentanti dell’Imprenditoria. Saranno tutti coinvolti nella riscoperta delle tradizioni, atto d'amore verso le proprie radici che uniscono e ridanno giusta dignità a un popolo, vitale per l'identità locale.
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