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Mondo pizza
10 Aprile 2026 - 12:40
Salvatore Cozzolino
Tra verità storiche e racconti tramandati come reliquie popolari, la nascita della pizza Margherita continua a vivere sospesa in quella zona d’ombra dove il mito si confonde con la realtà. Napoli, da sempre città di narrazione prima ancora che di cronaca, custodisce gelosamente questa leggenda, alimentandola nei vicoli, nelle cucine e nei gesti quotidiani dei suoi artigiani del gusto.
Si racconta, come è noto, della visita della regina Margherita di Savoia nel 1889, del suo desiderio di semplicità e dell’intuizione di un pizzaiolo capace di tradurre il tricolore in un disco fragrante di pasta, pomodoro, mozzarella e basilico. Eppure, al di là del fascino di questa narrazione, la storia suggerisce altro: quegli ingredienti, così poveri e così nobili, erano già patrimonio della tradizione partenopea ben prima dell’Unità d’Italia. La Margherita, dunque, più che invenzione, appare come rivelazione.
E forse è proprio questo il segreto della sua eternità: non essere mai nata davvero in un solo momento, ma essersi costruita nel tempo, nel sapere collettivo di una città.
È in questa prospettiva che tra Santa Maria Capua Vetere e Aversa, la Pizzeria Impasto di Salvatore Cozzolino si inserisce con sorprendente coerenza. Qui la Margherita non è un esercizio di stile né un omaggio retorico al passato, ma un atto consapevole, quasi filologico. Cozzolino lavora sull’impasto con rigore quasi scientifico, studiando maturazioni e idratazioni, scegliendo un blend di farine Polselli capace di restituire leggerezza e struttura in perfetto equilibrio.
Al morso, la sua Margherita racconta una storia antica con voce limpida: il pomodoro del Vesuvio porta con sé la memoria della terra vulcanica, il fior di latte di Agerola o la mozzarella di bufala Dop donano cremosità e profondità, mentre il basilico e l’olio extravergine selezionato chiudono il cerchio con discreta eleganza.
Non c’è eccesso, non c’è ricerca dell’effetto. C’è, piuttosto, una misura che sa di mestiere e di rispetto. In un tempo in cui la pizza rischia di smarrirsi tra sperimentazioni e derive estetiche, quella di Cozzolino riporta al centro il senso originario del gesto: nutrire, raccontare, emozionare.
E così, tra leggenda e verità, la Margherita di Impasto si fa testimone di una continuità rara. Non importa, allora, se la regina l’abbia davvero assaggiata o meno. Ciò che conta è che, ancora oggi, in quel disco semplice e perfetto, Napoli continui a riconoscersi.
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