NAPOLI. È arrivata proprio dal comitato Verità e Giustizia per Ugo Russo l’ufficializzazione e la motivazione dell’incontro fissato per sabato in ricordo del quindicenne ucciso da un carabiniere fuori servizio a Santa Lucia mentre, con un suo amico, tentava di portargli via il Rolex. «La manifestazione del 27 febbraio in piazza Carità lanciata dal Comitato Verità e Giustizia per Ugo si svolge a un anno dalla sua morte - hanno detto gli aderenti al comitato - Ed è quindi una manifestazione che chiede finalmente luce sulle responsabilità dell’omicidio di un ragazzo di 15 anni, che è anche il motivo del murale in piazza Parrocchiella».

Un murale sul quale è scoppiata una querelle e sul quale si sono accese anche le luci della Procura, tanto che qualche giorno fa un centinaio di esponenti della società civile hanno deciso di sottoscrivere una petizione per chiedere al Comune di non cancellare il murale. Ma la manifestazione di sabato non è assolutamente per questo.

«Non c’entra niente la questione della scadenza del provvedimento sul murale sul quale è stato inoltrato ricorso in autotutela, e oggi sarà presentato anche ricorso amministrativo. Ma troppi dimenticano che il murale è in funzione della battaglia per avere verità e giustizia per Ugo e non viceversa».

A fare pressione perchè quel murale venga cancellato il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli e da ieri anche Luciano Schifone, esponente di Fratelli d’Italia, il quale ha stigmatizzato soprattutto la petizione e ancora di più le firme in calce al documento. La levata di scudi infatti è soprattutto per il fatto che «oltre ad attivisti di sinistra, ci sono personalità che fanno opinione per il ruolo che rivestono come professionisti o come intellettuali e scrittori» ha sottolineato Schifone.

Tra chi è convinto che quel murale non rappresenti un simbolo negativo o un nodo con la malavita c’è anche il presidente della Municipalità, Francesco Chirico, dove il quindicenne era nato e dove oggi c’è la sua famiglia e quel murale, che ha voluto sottolineare come ci dovrebbe essere un impegno di tutti coloro che “influenzano” la società a evitare che cose come quella accadano nuovamente. Mentre il presidente del consiglio comunale, Alessandro Fucito, tra i firmatari della petizione per il mantenimento del murale, ha precisato: «La lotta alla camorra non si fa con pittura e pennelli».