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29 Agosto 2022 - 07:43
NAPOLI. Un clan sempre più a vocazione imprenditoriale e sempre meno legato ai piccoli traffici di droga nonché alle estorsioni. Ecco ciò che emerge leggendo l’ultima relazione semestrale della Dia sul clan Di Lauro, tornato secondo gli analisti della Direzione investigativa antimafia agli allori di 20 anni fa: prima cioè della due faide che lo indebolirono creando 3 gruppi egemoni a Secondigliano al posto di uno solo.
In particolare i vertici dell’organizzazione con storiche basi nel Terzo mondo e a cupa dell’Arco avrebbero trovato un nuovo business nel contrabbando internazionale di tabacchi lavorati esteri, rilanciando contemporaneamente l’affaire della contraffazione in tutto il mondo. Ecco alcuni passaggi della relazione della Dia. “Il clan Di Lauro, seppure colpito negli ultimi anni da un’intensa attività giudiziaria5, manterrebbe la sua autorevolezza e solidità economica attraverso ricorrenti rimodulazioni degli assetti interni ma soprattutto mediante strategie operative di tipo imprenditoriale funzionali al riciclaggio anche in proiezione estera. In tale ottica, l’attuale leadership sarebbe affidata a un pregiudicato figlio del capoclan detenuto e sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata.
Resterebbero invece affidate soprattutto ai vari gruppi satelliti le tradizionali attività di spaccio e quelle estorsive ai danni di commercianti e imprenditori locali”. Entrando nel vivo dell’analisi, la Dia sottolinea che “tra le attività illecite di preminente interesse del clan figurano il contrabbando dei tabacchi lavorati esteri (come comprovato dall’operazione “Blonde Arabs”) e il mercato internazionale della contraffazione.
Singolare il coinvolgimento nell’operazione “Maddalena” di elementi appartenenti ai clan campani Di Lauro e Fabbrocino nelle attività di due organizzazioni criminali sarde guidate da un pregiudicato nuorese e attive nel traffico internazionale di stupefacenti e armi, nonché nei reati contro il patrimonio. I pregiudicati campani coinvolti nell’indagine fungevano da intermediati presso la criminalità organizzata campana per il rifornimento dei mezzi utilizzati per l’attività illecita”.
Infine, in riferimento alle implicazioni connesse con l’epidemia da Covid-19 è interessante l’operazione del 19 novembre 2020 svolta dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Rimini che nell’ambito dell’indagine “Dirty cleaning” ha eseguito il sequestro preventivo di una ditta operante nel settore delle sanificazioni tra Rimini e Pesaro accusando quattro persone per intestazione fittizia di beni. Dalle indagini è emerso che un pregiudicato napoletano (sorvegliato speciale dal 2016 e fratello di un soggetto affiliato al clan Di Lauro) dopo il primo lockdown e utilizzando una società intestata a un prestanome con sede a Pesaro aveva organizzato un redditizio giro di affari grazie alle sanificazioni di esercizi commerciali”.
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