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Storie di camorra, così iniziò la faida nei Di Lauro

Storie di camorra, così iniziò la faida nei Di Lauro

NAPOLI. Faceva molto caldo il 26 luglio 1992 e Alfredo Negri, fedelissimo dei Ruocco, era uscito in bermuda, costume da bagno e zoccoli per andare a mare. Il tempo di fare duecento metri che gli si pararono davanti i neo nemici di camorra, ex alleati: li riconobbe e capì con angoscia di essere arrivato al capolinea. Morì il giorno dopo, ridotto a una larva da 15 ore di torture ininterrotte: bruciato ancora vivo in un sottoscala di Secondigliano, dove era stato condotto dopo il rapimento. Ad assistere all’agonia, secondo i pentiti Prestieri e Pica, c’erano nove esponenti del clan Di Lauro a cominciare dai boss “Ciruzzo o’ milionario” e Raffaele Amato “a vecchierella”, mai però condannati per quell’omicidio. Fu scandita da una sequenza impressionante di omicidi efferati la faida esplosa in seno ai Di Lauro, fra la fine del 1991 e il maggio del 1993: uno scontro durissimo per la leadership del sottogruppo criminale di Mugnano. Nei primi anni ’90, infatti, la cupola del clan di Paolo Di Lauro sostenne l’avvicendamento al comando di Gennaro Di Girolamo a discapito di Antonio Ruocco, che rientrava da un lungo periodo di detenzione. Ruocco finì quindi nel mirino e con lui tutti quelli che gli stavano attorno; furono uccisi la madre, lo zio, la cognata, i suoi luogotenenti. Ecco tutti gli episodi (fermo restando la presunzione d’innocenza per tutti gli indagati fino a eventuale condanna definitiva) riconducibili alla guerra di Mugnano nella ricostruzione della procura e della Omicidi della Squadra Mobile della questura (allora diretta da Vittorio Pisani, con il capo della sezione Pietro Morelli). Nel 1991, il 21 aprile 1991, nella ricostruzione della pubblica accusa un cognato di Antonio Ruocco, uccise Rosario Amoruso, vicino a Di Girolamo; a giugno 1991 Antonio Ruocco e Giuseppe Vallefuoco scamparono a un agguato commesso dai vertici del clan Di Lauro, presente anche Maurizio Prestieri; il 4 luglio fu assassinato Gennaro Di Girolamo detto “’o niro; il 25 settembre un commando dei Di Lauro incendiò la porta dell’abitazione di Angela Ronga, madre di Antonio Ruocco; il 5 ottobre Vincenzo Pennino, vicino a Ruocco, fu attirato in un agguato e ucciso; l’8 ottobre toccò a Carmine Cipolletta, legato ai Ruocco; il 19 ottobre fu ammazzata Elena Moxedano, moglie di Sebastiano Ruocco, fratello di Antonio, che rimase ferito; il 21 ottobre fu la volta di Antonio Abbatiello, legato ai Di Girolamo; il 30 ottobre viene assassinato Michele Ruocco, zio di Antonio e Giuseppe Ruocco; a novembre ci furono due raid contro l’abitazione di Anna Ruocco, sorella di Antonio, Nel 1992, il 25 marzo due affiliati ai Ruocco colpirono a morte Annibale Cirillo e Luigi Pirozzi, legati ai Di Girolamo: Cirillo in particolare, ne era il reggente in quel periodo; a inizio aprile venne ferito il cognato di Antonio Ruocco, Antonio Cecere mentre il 6 aprile fu ferito gravemente il cugino di Ruocco, Salvatore Ronga, estraneo al contesto camorristico; il 4 maggio partì una spedizione punitiva di un commando dei Di Lauro all’interno dell’esercizio commerciale di Biagio Ronga, zio di Ruocco; il 6 maggio Biagio Ronga fu ucciso. La vicenda più eclatante è datata 18 maggio quando un commando di quattro persone ammazzò innanzi al bar “Fulmine” di Secondigliano, Raffaele Prestieri, Rosario Prestieri, Aniello Quarto, Domenico Abbate e Francesco Murolo, ferendo gravemente Antonio Esposito e Francesco Cimmino. Per il clamoroso agguato solo uno degli imputati è stato condannato con sentenza definitiva. Il 25 maggio, come risposta, fu uccisa Angela Ronga, madre di Ruocco, anziana, inerme e non legata a contesti criminali. Cosicché si scatenò un’ulteriore reazione da parte del gruppo Ruocco, due dei cui componenti il 22 luglio tentarono di uccidere Giuseppe Pezzurro, non riuscendovi, e il 26 successivo colpirono a morte Alfonso Mangiapili e Biagio Pezzurro, fratello di Giuseppe. Ancora: il 27 luglio morì Alfredo Negri, rapito il giorno prima mentre andava a mare; il 13 aprile 1993 fu ucciso dai Di Lauro Rocco Capuozzo, ritenuto responsabile della morte di Raffaele Prestieri per aver segnalato la sua presenza ai Ruocco; il 9 maggio Pasquale Capuozzo, figlio di Rocco, che voleva vendicare il padre. Una faida tra le più terribili della storia della camorra napoletana.

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