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Camorra
18 Dicembre 2024 - 09:23
Con la madre da tempo detenuta le redini del clan erano passate saldamente nelle loro mani. Al vertice degli Amato-Pagano c’erano adesso loro: Debora Amato e Monica Amato. Alla prima, in particolare, gli inquirenti della Dda contestano il ruolo di capo e promotore dell’associazione: un’accusa pesante come un macigno, supportata dalle dichiarazioni di una sfilza di collaboratori di giustizia. Il primo a rendere informazioni sul suo conto è stato Paolo Caiazza, che il 12 maggio 2016 l’ha individuata in foto affermando che «che il marito Gennaro De Cicco gli aveva riferito che se Rosaria Pagano fosse stata arrestata, sarebbe stata Debora ad assumere il comando». La 34enne, sempre secondo il pentito, avrebbe anche gestito una fornitura di droga. Sul conto di Debora Amato ha parlato in tempi più recenti Salvatore Roselli, alias “Frizione”, ex referente del clan ai Sette Palazzi di Scampia. L’11 maggio 2023 il pentito individua Amato e «aggiunge che il nuovo compagno (Domenico Romano), fratello del “Limone” parente di Vincenzo Grimaldi, già capo della Vanella Grassi, non era inserito nel clan, ma dopo l’arresto di Rosaria Pagano, Debora voleva farlo entrare nel clan... Debora Amato non faceva parte del clan, ma riceveva la mesata ed era riuscita a imporre che il cognato non risiedesse a Melito». Nel successivo interrogatorio del 15 maggio Roselli ha poi definito la donna come «la più terribile». Sul conto della presunta ras la Dia ha poi raccolto numerose intercettazioni ambientali e in un’informativa del 7 luglio 2023 viene evidenziato che la donna «è destinataria di un carico di legna frutto di un’estorsione ai danni della ditta Eurolegno». Il 31 dicembre ’23, infatti De Luca informa sia Vincenzo Nappi che Luigi Tutino della richiesta di Debora, che indica anche con il termine «la sorella», di recarsi da lei per gli auguri con la compagna. Nella stessa giornata Luciano De Luca e Luigi Tutino si recano da Debora Amato e le consegnano un carico di legna. Al termine della conversazione De Luca chiede «a Debora di salutare il figlio Lello (Raffaele De Cicco) e Mimmo (il compagno Domenico Romano)». Tornando invece al quadro accusatorio, la procura contesta alla 34enne il ruolo di referente libero sul territorio, inquadrandola come «deputata a mantenere i rapporti con i capi detenuti e, anche sulla base delle loro indicazioni e direttive, a coordinare e dirigere il complesso delle attività illecite e vigilare sul rispetto delle linee strategiche del clan, anche attraverso lo stretto e costante raccordo con gli altri esponenti della famiglia in posizioni apicali e con gli affiliati storici di rango più elevato». Alla sorella, Monica Amato, 36 anni, non viene contestata la partecipazione all’associazione mafiosa. La donna avrebbe però ricoperto un ruolo tutt’altro che secondario negli equilibri della famiglia. Monica Amato avrebbe infatti ricevuto «uno stipendio mensile di almeno 8.000 euro», reato aggravato dalla finalità mafiosa, che avrebbe commesso almeno fino a gennaio 2023. Sulla stessa lunghezza d’onda la contestazione mossa dalla Dda ad Anna Tramontano, moglie del killer detenuto Rito Calzone, che avrebbe ricevuto la cosiddetta mesata a partire dal 31 dicembre del 2008.
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