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l'indagine

Inchiesta-bis sul clan Cimmino, svelato il pizzo sulla Napoli bene

Camorra e racket, via al nuovo processo: alla sbarra anche i ras Basile e Desio

Inchiesta-bis sul clan Cimmino, svelato il pizzo sulla Napoli bene

NAPOLI. Racket nel salotto buono di Napoli, un nuovo tsunami giudiziario rischia di travolgere la cosca che per anni ha tenuto sotto scacco il Vomero e l’Arenella imponendo un colossale giro di estorsioni, non solo ai danni dei commercianti, ma anche nell’ambito degli appalti ospedalieri. Dopo la retata che nel 2021 ha decapitato il clan Cimmino, con successive condanne, una nuova inchiesta si abbatte sulla cosca un tempo capeggiata dal boss, poi pentito, Luigi Cimmino, scomparso alcuni mesi fa. Ieri mattina è stata celebrata la prima udienza preliminare, davanti al gip Rossetti, che ha portato alla sbarra sei neo imputati: Riccardo Alfano, Salvatore Arena, Andrea Basile, Maria Emanuela Cimmino, Alessandro Desio, Vincenzo Desio, Andrea Mangione e Carlo Federico.

Quasi tutti hanno chiesto il rito abbreviato, mentre Salvatore Arena (difeso dagli avvocati Giuseppe Milazzo e Immacolata Romano), Andrea Basile e Alessandro Desio (difeso degli avvocati Antonio Abet e Andrea Lucchetta) hanno optato per il dibattimento. Riccardo Alfano ha invece chiesto di patteggiare la pena. Nel collegio difensivo anche Claudio Davino e Rosario Marsico. La nuova inchiesta rappresenta uno stralcio di quella che ormai quattro anni fa, con l’esecuzione di decine di arresti, aveva portato alla decapitazione della cosca dell’area collinare.

La Procura antimafia, dopo le condanne già ottenute, non ha però mollato la presa intorno al clan Cimmino e così è arrivata la nuova sequenza di accuse. Basile, Alessandro Desio, Arena, Federico e Mangione sono accusati di associazione mafiosa per la presunta partecipazione al clan Cimmino-Caiazzo, a sua volta controllato dall’Alleanza di Secondigliano. Al vertice, organizzando le attività estorsive e individuando nuovi business criminali, si sarebbero collocati Basile e Desio. Federico avrebbe messo a disposizione del clan i locali della propria attività di autonoleggio di via Rossini, diventata una sorta di base operativa della cosca.

Altrettanto avrebbe fatto Magione, titolare invece di un garage in via Simone Martini. Basile e i fratelli Desio rispondono poi di un’estorsione, registrata tra aprile e settembre 2019, da 15mila euro ai danni di Biagio Fusco, responsabile del Bingo di via Annella di Massimo. Nel mirino di Alessandro Desio, ritenuto dai pm il responsabile del pizzo per conto dei Cimmino, sempre nel 2019 sarebbe poi finito il locale Terrazza Merliani Bistrot, dal quale avrebbe preteso una tangente da 20mila euro, poi decurtata in cambio dell’assunzione della sorella.

Alessandro Desio e Salvatore Arena sono poi imputati per aver imposto un pizzo da 10mila euro, poi scontati a 9mila euro, a Gennaro Festante, amministratore della Decò Globus Supermercati. Riccardo Alfano, figlio del ras Giovanni Alfano, e Maria Emanuela Cimmino, figlio del defunto Luigi Cimmino, sono infine accusati di ricettazione: avrebbero infatti ricevuto “mesate” da 1.000 euro. Soli, secondo la Dda, frutto delle attività criminali della cosca.

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