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08 Gennaio 2026 - 09:05
NAPOLI. Faida ad Afragola per il controllo dello spaccio di droga e del racket delle estorsioni, l’inchiesta che ha decapitato l’emergente clan Sasso-Parziale supera anche lo scoglio del secondo grado di giudizio. Il processo celebrato innanzi ai giudici della quarta sezione della Corte di appello di Napoli si è concluso infatti con diciannove condanne. Grazie però al riconoscimento delle attenuanti generiche tutte le pene inflitte hanno subito una decisa sforbiciata rispetto a quelle arrivate al termine dell’abbreviato.
Nel complesso sono stati comunque inflitti quasi due secoli di carcere per i diciannove imputati accusati a vario di titolo di camorra, racket, traffico di droga e detenzione e porto di armi da guerra. Questo nel dettaglio il dispositivo pronunciato ieri pomeriggio dai giudici di appello: Gennaro Aristarco, 12 anni; Vittorio Parziale, 14 anni; Federico Maldarelli, 10 anni; Antonio Raucci, 12 anni e 6 mesi; Giovanni De Pompeis, 8 anni e 4 mesi; Vincenzo De Pompeis, 12 anni e 9 mesi; Antonio Mosella, 6 anni e 8 mesi; Vincenzo Corsini, 6 anni e 4 mesi; Domenico Marrone, 6 anni e 8 mesi; Antonietta Parziale, 6 anni e 8 mesi; Veronica Parziale, 9 anni e 4 mesi; Alfonso Crisci, 13 anni; Christian Luongo, 10 anni e 7 mesi; Ciro Sannino, 7 anni e 4 mesi; Giuseppe Sasso, aumento di 6 anni; Michele Bizzarro, 8 anni; Raffaele Fusco, 6 anni e 8 mesi; Pasquale Varriale, 4 anni e 4 mesi; Pietro De Filippis, 11 anni e 9 mesi.
Un verdetto accolto con favore dal collegio difensivo (composto tra gli altri dagli avvocati Dario Carmine Procentese, Luigi Poziello e Luca Pagliaro), riuscito a ottenere forti riduzioni di pena per i propri assistiti. All’esito dell’attività investigativa, svolta dal Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, dalla Squadra Mobile di Napoli, dal commissariato di Afragola e dalla stazione dei carabinieri di Afragola, sarebbe emersa l’operatività e l’aggresssività del gruppo camorristico Sasso-Parziale, articolazione del clan Moccia, operante ad Afragola e con base logistica nel rione Salicelle. Le indagini avevano consentito di svelare le presunte modalità operative del clan nella gestione delle attività illecite nelle aree di Afragola e Casoria, attraverso il compimento di azioni violente, anche attraverso le stese.
Gli inquirenti ipotizzano l’esistenza dei due distinti sodalizi finalizzati al traffico di stupefacenti, con annesso monopolio nel rifornimento delle piazze di spaccio del rione Salicelle e nella cessione al dettaglio di droga nel comune di Afragola e dintorni. Secondo la Dda, i Sasso e i Parziale avrebbero avuto poi a disposizione numerose armi da fuoco, anche da guerra, dal potenziale offensivo a dir poco devastante. Per imporsi la nuova mala di Afragola avanzava a colpi di racket e rapine a mano armata contro imprenditori e commercianti. Al vertice dell’organizzazione si sarebbe posizione il giovane ras Giuseppe Sasso, alias “’o nennillo”, già condannato in altri processi per camorra e sotto indagine anche per alcuni gravi fatti di sangue.
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