Cerca

L'inchiesta

Vanella Grassi, rischio faida con il clan calabrese

La cosca di Secondigliano rubò un carico di coca agli ex alleati Nirda-Strang. La ’ndrina pronta alla vendetta

Vanella Grassi, rischio faida con il clan calabrese

Nei riquadri il ras Gaetano Angrisano, il narcos Simone Bartiromo “Jet” e Antonio Coppola “Mille lire”

NAPOLI. C’è l’alleanza congelata tra il clan degli Amato-Pagano di Scampia e la ’ndragheta dei Nirda-Strangio alla base dell’inchiesta culminata ieri mattina in nove arresti su ordinanza di custodia cautelare. Un patto siglato per traffici di droga da milioni di euro, rotto in seguito alla rapina compiuta da uno dei principali narcos napoletani, Simone Bartiromo, che grazie a una “soffiata” seppe di un carico di venti chili di cocaina partito dalla Calabria per essere consegnato agli ex Scissionisti.

Così, organizzò il colpo con l’appoggio di alcuni affiliati a un’altra cosca partenopea dell’area nord, la Vanella Grassi, con la quale aveva contratto un debito di 500mila euro. Bartiromo, arrestato a luglio 2025 e ora in carcere a Tolmezzo, ne ricavò 60mila. Ma da allora sulla sua testa c’è una taglia da 120mila euro messa dal clan Nirda.

Non solo: per ritorsione i vertici della “ndrina” volevano rapire la moglie, proposito finora non attuato. «Siamo preoccupati», ha perciò detto nella conferenza stampa di ieri il procuratore Nicola Gratteri, «perché conosciamo il modo di pensare della ’ndrangheta. Per questo gli abbiamo chiesto se vuole essere tutelato».

L’input alle indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli coordinati dalla Dda partenopea, è stato fornito da un collaboratore di giustizia originario di Cercola ma legato ai Molè della ’ndragheta e in rapporto con gli Amato-Pagano: Errico D’Ambrosio. Ha raccontato agli inquirenti della rapina organizzata a Casavatore da Simone Bartiromo insieme a Gaetano Angrisano, Fabio Iazzetta, Luigi Rosas e Ciro Russo.

A marzo 2023 le due autovetture con tre calabresi e la droga a bordo furono bloccate da uomini mascherati e armati fino ai denti, che si impossessarono dei 20 chili di cocaina. Non ci volle molto ai proprietari dello stupefacenti per capire cos’era successo e proprio D’Ambrosio fu incaricato di sequestrare la moglie dell’ideatore del colpo.

«Ma io mi rifiutai. Comunque la vicenda ha fatto molto rumore e avrà delle ripercussioni: non è tollerabile nel mondo della camorra». I Nirta si rivolsero anche ai Contini per recuperare la sostanza o l’equivalenti in soldi, ma la droga secondo il pentito non sarebbe mai tornata indietro.

Oltre ai presunti autori della rapina (tranne Russo detto “Felicione”, indagato a piede libero per mancanza di gravi indizi, figurano tra i destinatari della misura cautelare Antonio Coppola “Mille lire” e Giuseppe Corcione “’o macellaro”, legati alla Vanella Grassi, e i tre calabresi che trasportavano la cocaina su un’Audi e una Fiat Bravo: Sebastiano Romeo, Giovanni Nirta e Andrea Giuliani. L’opera zione ieri è durata cinque ore.

Fabio Iazzetta “’o nano” è stato trovato in una nicchia ricavata dietro un armadio, dove si è nascosto per tutto il tempo prima di essere stanato dai carabinieri. Per sviare i militari, sull’uscio dell’abitazione erano state sistemate scarpe da donna e da bambino per far ritenere che all’interno non ci fosse nessun uomo. Un tentativo caduto però nel vuoto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Roma

Caratteri rimanenti: 400

Logo Federazione Italiana Liberi Editori