Tutte le novità
camorra
03 Marzo 2026 - 09:33
NAPOLI. Si cerca il movente in un possibile regolamento di conti per una vicenda pregressa. Oppure i nemici di camorra volevano colpire un bersaglio simbolico, come un nipote dei boss Rinaldi. Fatto sta che con una raffica di proiettili si sarebbe riaperta ieri in modo clamoroso la guerra tra il clan con base nel rione Villa e i D’Amico “Gennarella”, alleati storici dei Mazzarella. L’agguato contro il 34enne Salvatore De Marco, figlio di Assunta Rinaldi, sorella dei ras Ciro Rinaldi “my way” e Gennaro “’o lione", è scattato a mezzogiorno tra la gente e a cento metri dall’istituto comprensivo “Vittorino da Feltre”, in via Sorrento all’angolo con via Figurelle, nel popoloso rione Villa.
Una zona già teatro di un altro gravissimo fatto di sangue: il 19 aprile 2019 ci fu l’omicidio dello zainetto. Quel giorno Luigi Mignano, imparentato con i Rinaldi in quanto cognato, stava accompagnando il nipote di tre anni a scuola quando comparvero gli assassini e nel fuggire il bimbo perse la cartella, ritrovata dopo dalla polizia. Salvatore De Marco aveva appena parcheggiato la propria macchina e stava uscendo dall’abitacolo quando una motocicletta con due uomini in sella si è affiancata dal lato guida. Uno dei due ha estratto una pistola calibro 7,65 e ha esploso in rapida successione otto proiettili, quattro dei quali hanno centrato il 34enne al torace e all’addome. Poi la fuga a tutto gas mentre le decine di persone che si trovavano nei dintorni nel popoloso rione Villa gridavano terrorizzate.
Il ferito è stato soccorso da alcuni passanti e trasportatio in auto all’Ospedale del Mare, dove però è giunto cadavere. In pochi minuti una folla di familiari e amici ha invaso la struttura sanitaria tra la disperazione generale, ma non si sono verificati incidenti. Nel frattempo sono partite le indagini dei poliziotti della Squadra mobile della questura, guidati dal vice questore Giuseppe Sasso, e coordinate dalla Dda. Si cerca il movente, ma risulterà importante ai fini investigativi l’acquisizione di immagini di telecamere orivate e delle dichiarazioni dei potenziali testimoni. “Savio” potrebbve essere entrato in contrasto ultimamnente con qualche esponente dei D’Amico di via Villa, con i quali da tempo c’è ruggine.
Magari, ma al momento è soltanto un’ipotesi, ieri mattina aveva un appuntamento che si è poi trasformato in una trappola mortale. “Savio”, com’era soprannominato, non sembra partecipasse alle attività del clan ma certamente era un pitenziale bersaglio simbolico appartenendo in senso stretto alla famiglia. Aveva precedenti per associazione per delinquere semplice e reati contro il patrimonio.
Il padre Luigi detto “Ginetto” e lo zio Vincenzo Rinaldi “’o guappetiello” furono uccisi nel 1996 in un agguato di camorra, riconducibili alla guerra di camorra cominciata con l’omicidio di Vincenzo Rinaldi “’o giallo”. Le tensioni da qualche anno parevano essersi attenuate, a parte le stese e le intimidazioni a colpi di pistola. Ma l’omicidio di ieri potrebbe riaprire ferite mai rimarginate.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Copyright @ - Nuovo Giornale Roma Società Cooperativa - Corso Garibaldi, 32 - Napoli - 80142 - Partita Iva 07406411210 - La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo - Il giornale aderisce alla FILE (Federazione Italiana Liberi Editori) e all'IAP (Istituto di autodisciplina pubblicitaria) Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo giornale può essere riprodotta con alcun mezzo e/o diffusa in alcun modo e a qualsiasi titolo