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l'inchiesta
04 Marzo 2026 - 08:42
NAPOLI. Il tribunale della camorra aveva deciso. Era lui, Emanuele Durante, il “traditore”. Non era così, ma ai piani alti del clan Sequino si erano ormai convinte che il ventenne, poi ucciso in auto il 15 marzo 2025 in via Santa Teresa degli Scalzi, avesse teso un tranello a Emanuele Tufano, ammazzato dal fuoco amico, l’ottobre precedente, durante un’incursione armata nella zona di piazza Mercato, feudo della paranza rivale riconducibile al clan Mazzarella. Tra i 71 arrestati di ieri mattina compare così anche Vincenzo Brandi, 31 anni, accusato di aver guidato lo scooter nel quale viaggiava anche il killer di Durante, Alexandr Babalyan, già fermato nei mesi scorsi insieme al mandante del delitto.
Determinanti ai fini delle indagini si sono rivelate alcune, nuove intercettazioni ambientali e telefoniche e le scarpe che indossava durante il raid: in casa sua i carabinieri hanno infatti scoperto una scatola compatibile con il modello. La ricostruzione degli inquirenti indica ancora una volta Salvatore Pellecchia come mandante e organizzatore, mentre Babalyan come sarebbe stato l’esecutore materiale dell’omicidio, con Vincenzo Brandi descritto come organizzatore e, secondo i pm, parte attiva nel pedinamento e nelle fasi dell’azione.
Brandi è tra l’altro il cognato di Emanuele Tufano. «Tassello fondamentale scrive il gip Colucci per comprendere il movente. Tra l’altro sui profili social sono tante le foto che lo ritraggono insieme con il giovane cognato con tante frasi che invocano vendetta». Grazie alle immagini delle telecamere di video sorveglianza pubblica e al sistema cattura targhe viene delineata la giornata scandita da avvistamenti e coperture. Brandi, in sella a uno scooter, individua l’auto di Durante parcheggiata in salita Capodimonte, poi effettua un sopralluogo, quindi il monitoraggio degli spostamenti della vittima, fino all’imboscata in via Santa Teresa degli Scalzi.
Per il giudice si è trattato dunque di un delitto premeditato, con tanto di suddivisione di ruoli, disponibilità dell’arma, uso di un mezzo di provenienza illecita con targa parzialmente occultata e predisposizione della fuga. L’omicidio era stato tra l’altro anticipato da alcuni incontri che si erano tenuti, in piazza Sanità, davanti all’altarino poi rimosso dedicato al giovanissimo Tufano.
Sempre sul fronte della Sanità, le indagini hanno svelato il ritorno in auge del cartello Pirozzi-Savarese, molto attivo soprattutto sul settore del racket. Nel mirino, nel 2021, finì il pizzaiolo coraggio Mario Granieri, all’epoca titolare di un locale a due passi da Forcella, che ha però denunciato le terribili violenze subite: «Qua comando io, ti tiro gli occhi da fuori... dimenticati il muratore, altrimenti la storia non finisce qui», fu l’avvertimento ricevuto quando il restyling del suo locale di Forcella subì un improvviso stop.
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