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La protesta
09 Marzo 2026 - 08:10
NAPOLI. L'8 marzo a Bagnoli non è stata solo una giornata di celebrazione, ma un momento di forte protesta sociale e ambientale. Un corteo composto da decine di manifestanti ha attraversato viale Campi Flegrei, trasformando la ricorrenza della Giornata Internazionale della Donna in un atto di denuncia contro quello che definiscono un sistema di «conquista» dei corpi e dei territori.
Al centro della contestazione, il binomio tra le grandi opere infrastrutturali e l'organizzazione dell'America's Cup 2027, con lo slogan chiarissimo: "La spiaggia sì, la Coppa no". Mentre il Comune di Napoli, guidato dal sindaco Gaetano Manfredi, sostiene che l'evento velico sia il volano necessario per accelerare una riqualificazione attesa da quarant'anni, i comitati civici e l'Assemblea Popolare Bagnoli denunciano una realtà differente.
Secondo i manifestanti, le opere più invasive sarebbero funzionali esclusivamente alla competizione sportiva e non alla reale bonifica dell'area ex Italsider. Gli attivisti dell'Assemblea, hanno sottolineato come il quartiere soffra ancora per la mancanza di servizi essenziali, chiedendo a gran voce la riapertura del consultorio e spazi pubblici reali invece di «promesse mancate». Le preoccupazioni dei residenti trovano sponda in autorevoli pareri scientifici.
Il professor Benedetto De Vivo, esperto di Geochimica Ambientale, ha sollevato dubbi tecnici sulla sicurezza dei lavori. Il piano prevede infatti il dragaggio dei fondali fino a 8 metri per permettere il passaggio delle imbarcazioni da regata, un'operazione definita pericolosa a causa della massiccia presenza di inquinanti sedimentati per decenni davanti all'ex acciaieria.
Il rischio è che il movimento dei fondali possa rimettere in circolo sostanze tossiche in un bacino dove l'inquinamento sarebbe già mille volte oltre i limiti di legge. La critica investe anche la gestione del litorale. Sebbene la messa in sicurezza della spiaggia sia considerata prioritaria, gli attivisti denunciano che l'attuale intervento sarebbe solo temporaneo.
Il timore è che, terminata la passerella internazionale dell'America's Cup, le membrane impermeabili debbano essere rimosse per trattare nuovamente il terreno, prolungando all'infinito un cantiere che già oggi causa pesanti disagi alla viabilità e alla qualità dell'aria a causa del passaggio continuo di mezzi pesanti tra i palazzi del quartiere.
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