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Malanapoli
18 Marzo 2026 - 09:00
Dall'alto in senso orario: Luigi Carella, Antonio Bruno, Gennaro Bruno, Tommaso Bruno, Ciro Cardaropoli, Antonio Gemei, Francesco Marzano, Pasquale Ruffo, Romolo Campano e Luisa Morra
NAPOLI. Da trent’anni uno spazio verde nel cuore del rione Berlingieri a Secondigliano era adibito a piazza di spaccio di cocaina. Addirittura da qualche mese il clan Carella utilizzava un’edicola votiva, dedicata a Padre Pio, per nascondere la droga in pacchetti vicino a un albero o dietro la statua del santo protetta da un’inferriata.
Mischiando sacro e profano, ma soprattutto creando un pericolo per i bimbi che giocavano, che avrebbero potuto prelevare le dosi e ingerirle. Fortunatamente non è mai successo. Dall’alba di ieri la storica piazza di spaccio di “Tonino 111”, com’è conosciuta in zona per il soprannome di uno degli indagati, è chiusa grazie a un’inchiesta della Dda di Napoli coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Amato.
In undici sono finiti agli arresti, otto in carcere e tre ai domiciliari, tutti bloccati a casa mentre dormivano. Le indagini dei poliziotti del commissariato Secondigliano (dirigente Tommaso Pintauro, ispettore capo Luca Boccia) hanno ricostruito l’attività di vendita partendo da chi forniva la cocaina: Luigi Carella detto “Gigino ’a gallina”, referente del clan Licciardi nel rione Berlingieri.
Suo braccio destro era Francesco Marzano “’a treglia”, anch’egli tra i destinatari del provvedimento restrittivo. L’inchiesta ha permesso di liberare il quartiere dalla morsa dello spaccio di droga con cui il gruppo criminale aveva di fatto preso possesso di almeno un quarto del rione.
L’organizzazione non solo utilizzava i giardini pubblici giardini di via Monte Faito 180, occupandone gli spazi e precludendo alla cittadinanza di goderne per nascondervi ingenti quantitativi di droga. I pusher agivano indisturbati anche in strada, facendo leva sulla paura dei cittadini. Di sera soprattutto il traffico illecito aumentava d’intensità.
Secondo gli inquirenti in un anno l’organizzava guadagnava circa 300mila euro. Nel corso dell’indagine, da marzo 2022 a maggio 2023, è emerso che il sistema di vendita al dettaglio di cocaina era articolato su due livelli: la piazza di spaccio stanziale, nei giardinetti o nelle strade adiacenti, e quella itinerante.
Nel primo caso la compravendita veniva effettuata in via diretta con l’incontro tra spacciatore e pusher nello spazio verde; nel secondo, la consegna della droga era anticipata da una prenotazione del cliente a telefono. I ruoli all’interno del gruppo, con alcuni componenti imparentati tra loro, erano ben definiti.
Oltre a Luigi Carella e Francesco Marzano fornitori della sostanza stupefacente, avevano un incarico importante Antonio Bruno (il famoso “Tonino 111”), ritenuto il promotore della piazza di spaccio, e il figlio Gennaro “’o brigante”, organizzatore dell’attività illecita.
Mentre gli addetti alla vendita o ad altro erano Ciro Cardaropoli “’o lattaro”, Antonio Gemei “’o gemello” con l’aiuto della moglie Luisa Morra, Tommaso Bruno (nipote di Antonio), Romolo Campano, custode e corriere della sostanza stupefacente. Tutti, compresi gli altri indagati, da considerare innocenti fino all’eventuale condanna definitiva.
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