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Addio a Pomicino, il vicerè Dc

Morto a 86 anni l’ex ministro: con Gava e Scotti protagonista della “corrente del Golfo"

Addio a Pomicino, il vicerè Dc

Paolo Cirino Pomicino

ROMA. La politica dice addio ad una protagonista della prima Repubblica: è morto Paolo Cirino Pomicino (nella foto), ex ministro e leader della Dc andreottiana. Si è spento alle 16 di ieri a Roma, all'età di 86 anni, presso la clinica Quisisana, dove era ricoverato da alcuni giorni. Era nato a Napoli il 3 settembre 1939.

Nel 2007 si era sottoposto a un trapianto di cuore, in seguito è avvenuto lo stesso con un rene. Domani camera ardente a Montecitorio, martedì i funerali.

Quinto di sette figli di una famiglia della media borghesia residente a piazza Cavour, Pomicino ottenne la maturità classica presso l'istituto cattolico San Giovanni Battista de la Salle a Materdei, poi si laureò in medicina e chirurgia presso l'Università Federico II (votazione 110/110 summa cum laude), per poi conseguire la specializzazione in neurologia (malattie nervose).

Prima di dedicarsi completamente alla politica, è stato prima assistente ordinario neurochirurgo e poi dirigente medico neurologo all'Ospedale Cardarelli. Entrò in politica nel 1970 come consigliere comunale della Dc a Napoli. Eletto per la prima volta alla Camera nel 1976 e poi per diverse legislature successive (fino al 1992), fu presidente della commissione Bilancio, divenne ministro della Funzione Pubblica nel governo De Mita (1988- 1989) e poi titolare del Bilancio nei governi Andreotti VI e VII.

Pomicino venne coinvolto nel 1993 nell'inchiesta Mani Pulite (un patteggiamento e una condanna su circa 40 procedimenti). Nel 2004 venne eletto all'Europarlamento con l'Udeur di Mastella. Nel 2006, lasciò Bruxelles perché entrò alla Camera nella lista formata dalla Dc insieme al Nuovo Psi.

Al tempo della Dc, con gli altri leader napoletano Antonio Gava ed Enzo Scotti componva la cosiddetta ‘‘corrente del Golfo’, una delle più potenti all'interno del partito. Nel novembre del 1993, in piena Tangentopoli, iniziò a collaborare come opinionista prima all’Indipendente e poi al Giornale firmandosi con lo pseudonimo di Geronimo.

La scelta, come egli rivelò scherzando, fu ispirata dal ricordo del capo indiano della tribù degli Apache che non si arrese mai e difese sempre il suo popolo. Attraverso l'Adnkronos nel settembre scorso, malato di polmonite, aveva veva denunciato la difficoltà a trovare un farmaco ospedaliero per curarsi dopo un lungo ricovero a Torino.

Cordoglio nel mondo politico-istituzionale

«Vicinanza e sentite condoglianze mie personali e del Senato della Repubblica» esprime Ignazio La Russa, presidente di Palazzo Madama, ricordando il «protagonista di una lunga stagione politica italiana».

Un altro big della Balena Bianca, Calogero Mannino, dichiara: «Esprimo soltanto un senso di profonda commozione, perchè Paolo è stato un compagno di battaglie, non sempre le stesse. Anzi, spesso eravamo in contrasto. Era un compagno intelligente, di grande vivacità intellettuale e sentimentale».

Un Dc doc come Gianfranco Rotondi dice: «La sua battaglia contro i mali che lo hanno afflitto è stata un infinito inno alla vita, ci ha insegnato che la vita va amata vissuta e difesa, è stato un grande leader». 

«C'eravamo abituati a ritenere che Paolo fosse indistruttibile - dichiara Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera -. Passando da un trapianto di cuore a un altro, la sua voglia di vivere e la sua passione per la politica avevano sempre vinto contro ogni debolezza del suo fisico. È stato un democratico cristiano di rito andreottiano, parlamentare appassionato e competente, ministro di rara intelligenza. Ci mancherà Paolo, uno degli ultimi interpreti della Democrazia cristiana».

In una nota, il sindaco di Benevento Clemente Mastella, racconta: «Piango un amico, non ho potuto trattenere le lacrime. Paolo Cirino Pomicino, che avevo sentito al telefono fino a venti giorni fa, aveva una tempra di ferro, come la moglie sottolineava spesso: ho riletto la triste notizia due volte, incredulo. Dopo la lunga, comune militanza, abbiamo difeso, protetto e tutelato la storia gloriosa della Dc contro gli strali ingenerosi di chi la considerava un fossile della storia. Senza nostalgie anacronistiche, ma con fierezza».

Secondo il presidente del consiglio regionale della Campania, Massimiliano Manfredi, «con la sua dipartita, l'Italia perde un protagonista assoluto della storia politica ed istituzionale della Prima Repubblica ed un fine intellettuale che ha sempre mantenuto un legame indissolubile con la sua Napoli e la Campania tutta».

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