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Rapiti e massacrati dai Contini, otto condanne in primo grado

L’inchiesta regge, ma la stangata non arriva: 10 anni e 6 mesi al boss Nicola Rullo

Rapiti e massacrati dai Contini, otto condanne in primo grado

NAPOLI. Commerciante rapito e pestato a sangue dal clan Contini in seguito a una grossa somma di denaro sparita nel nulla, il processo di primo grado chiamato a fare luce del terribile sequestro di persona andato in scena in un appartamento di Poggioreale nel settembre 2024 si è concluso ieri pomeriggio con otto condanne e tre assoluzioni. L’impianto accusatorio ha sostanzialmente retto al vaglio del gip Federica Girardi, che ha però in parte ridimensionato alcuni aspetti dell’inchiesta. Quella che ne è venuta fuori è stata dunque una stangata sfumata, con pene severe, ma quasi dimezzate rispetto a quanto richiesta al termine della requisitoria.

Questo, nel dettaglio, il dispositivo pronunciato ieri pomeriggio: Nicola Rullo, difeso dagli avvocati Domenico Dello Iacono e Andrea Imperato, 10 anni e 6 mesi. La stessa condanna è stata disposta per Giuseppe Moffa e Salvatore Pisco. Dieci invece per Armando Reginella. Ciro Carrino, genero del boss Rullo, Carlo Di Maio, Rosario De Tommaso e Giovanni giuliano hanno se la sono cavata con 8 anni e 8 mesi ciascuno. Assolti con formula piena Maria Rullo, sorella del ras, Assunta Giuliani e Gabriele Esposito. Quest’ultimo, difeso dagli avvocati Roberto Saccomanno e Annalisa Senese, rischiava venti anni di carcere. Le nuove intercettazioni ambientali depositate la scorsa settimana dalla Procura hanno però ribaltato la sua posizione.

Secondo la Dda, da quei dialoghi in casa di Roberto Murano, altro pezzo da novanta del clan Contini, fermato tra l’altro pochi giorni fa, dimostravano la volontà del boss Rullo di condizionare l’esito del processo, aggravando la posizione di Moffa in favore di Esposito e Carrino. La difesa di Esposito ha però sostenuto che le conversazioni avrebbero fatto emergere una realtà diversa, cioè la volontà di «dire la verità», cioè che Esposito, noto imprenditore della movida napoletana, era estraneo alla vicenda. Per conoscere i dettagli della decisione bisognerà però attendere il deposito delle motivazioni, fissato in sessanta giorni.

Il verdetto è stato ad ogni modo accolto con favore anche dal resto del pool difensivo, composto dagli avvocati Leopoldo Perone, Raffaele De Rosa, Angelo Riccio, Fabio Visco e Antonio Del Vecchio. Le difese hanno battuto in particolare su una recente sentenza della Corte Costituzionale, la quale ha ribadito la necessità della proporzione nella pena rispetto alle contestazioni. La vittima fu attirata con una trappola in un appartamento di via Nuova del Campo, a Poggioreale, e rapinato di telefono, carta di credito e 1.070 euro.

Il pestaggio sarebbe poi iniziato con l’arrivo in casa del boss Rullo, che dopo aver minacciato la vittima, l’avrebbe più volte colpita prima con un martello e poi con un sampietrino. Dopo Pietro, anche Carlo Gagliotta, venne coinvolto nel pestaggio. Una terribile vicenda, scaturita dalla scomparso di una grossa somma di denaro, quasi 360mila euro, legata a una compravendita di auto, che il clan Contini rivendicava.

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