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L'EVENTO

Cittadinanza onoraria a Pegah Moshir Pour: il filo rosso di libertà che unisce Teheran e Caivano

Alla Scuola Milani una cerimonia intensa e partecipata tra denuncia, memoria e speranza

Cittadinanza onoraria a Pegah Moshir Pour: il filo rosso di libertà che unisce Teheran e Caivano

La Scuola Milani di Caivano, venerdì 27 marzo 2026, ha ospitato la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria a Pegah Moshir Pour, attivista italo iraniana impegnata da anni nella promozione dei diritti umani.

Alla cerimonia hanno preso parte il sindaco Antonio Angelino e l’assessore alla Cultura Raffaele Marzano, insieme a numerosi rappresentanti istituzionali e del mondo associativo, tra cui Myriam Mazza, Pierluigi Di Micco, Stefania Brancaccio, Giovanni Mensorio e Marianna Ricciardi.

Nel corso del suo intervento, il sindaco Angelino ha sottolineato il valore simbolico del riconoscimento: «Siamo orgogliosi di conferire la cittadinanza a Pegah Moshir Pour. Caivano vuole essere un filo rosso di solidarietà e coraggio che unisce le strade di Teheran a quelle della nostra città». Un’immagine semplice ma incisiva, che il sindaco ha rafforzato aggiungendo: «Ci auguriamo che sia un filo di libertà forte, quello stesso filo che il regime prova a spezzare ogni giorno. La storia di Mahsa Amini, giovane donna uccisa dalla polizia morale per aver lasciato fuori dal velo un ciuffo di capelli è insopportabile, una ferita aperta dell’umanità. Non è l’unica, purtroppo. Caivano urla il suo sdegno e lo fa con convinzione».

Parole che hanno trovato un contrappunto diretto nell’intervento di Pegah Moshir Pour, che ha offerto un quadro della situazione attuale in Iran, evidenziando le difficoltà vissute dalla popolazione: «Raccontare è un atto di resistenza. In Iran c’è una guerra interna tra il regime e il popolo, che chiede libertà e diritti». L’attivista ha denunciato un sistema costruito «sull’odio razziale e religioso», capace di dividere e reprimere: «Gli iraniani non hanno protezione, non hanno bunker, non hanno sirene. E mentre il mondo guarda altrove, ci sono persone che rischiano l’impiccagione solo per aver chiesto libertà».

Un’accusa chiara anche alla comunità internazionale, che – secondo Moshir Pour – non ha fatto abbastanza: «Avrei voluto una risposta forte delle istituzioni internazionali. Per combattere il regime ci sarebbe stato bisogno di diritto internazionale e in questo momento io non lascerei i negoziati in mano a Trump e al regime. L’Unione Europea, anche se fragile, può ancora fare la differenza riconoscendo la diaspora iraniana». E poi conclude che, nonostante tutto, una speranza resiste: «C’è l’80% dell’Iran che vuole pace, che vuole vivere. Io continuo a sperare». Una riflessione sul valore di questi incontri arriva anche da Nicola Caprio, responsabile ai rapporti istituzionali di Codici Campania

«Credo fermamente che iniziative di tale spessore debbano essere promosse ovunque per un miglioramento culturale, soprattutto incentivare una partecipazione sempre più massiccia di docenti e studenti. È nelle scuole che germoglia il seme della libertà ed è lì che dobbiamo portare queste testimonianze per formare i cittadini del domani».

La cerimonia è stata inoltre arricchita da due momenti simbolici: l’intitolazione del giardino antistante la scuola a Mahsa Amini e la posa di una panchina rossa, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne, donata dal Rotary Club Frattamaggiore-Afragola. Un’iniziativa che ha unito il riconoscimento istituzionale a gesti concreti e simbolici, lasciando alla comunità un messaggio chiaro: difendere i diritti e la dignità umana significa anche raccontare, impegnarsi e non restare indifferenti.

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