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Camorra

Clan Mazzarella, fari sulla movida

Al vaglio dei pm le scritture contabili che il boss latitante aveva portato nel resort di lusso

Clan Mazzarella, fari sulla movida

La cattura è stata messa a segno dai carabinieri del Nucleo investigativo; nel riquadro il ras Roberto Mazzarella

NAPOLI. Presunto libro mastro del clan, ma non solo. La Procura antimafia è al lavoro per decifrare tutti i documenti contabili trovati nell’appartamento in cui è stato arrestato il ras Roberto Mazzarella e cercare la strada maestra per delineare gli affari dell’organizzazione.

Proprio la circostanza che il 48enne se sia portato dietro il carteggio durante la latitanza ne dimostrerebbe l’importanza. I sospetti degli inquirenti, come sempre in casi del genere, portano al riciclaggio del denaro proveniente dalle attività illecite. Una delle piste seguite condurrebbe a società impegnate nella distribuzione e nell’intrattenimento.

Ciò che è balzato subito agli occhi dei carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale, autori dell’indagine culminata nell’arresto, è un quadernetto su cui era segnati nomi e cifre. Cosicché è emersa l’ipotesi di un libro mastro del clan, ma non è detto che sia così.

Il difficile sta nell’assegnare a ogni nome, cui non seguiva nella maggior parte dei casi un cognome, un’identità precisa. Poi si dovrà capire se si tratta di vittime o di complici in affari illeciti. Conti economici, ma non solo. Dda e carabinieri vogliono ricostruire i movimenti di Roberto Mazzarella quantomeno negli ultimi mesi.

A Vietri sul Mare era arrivato da pochi giorni per trascorrere le festività di Pasqua con la famiglia, ma prima dov’era? Genericamente un collaboratore di giustizia aveva dichiarato che non si sarebbe mai allontanato troppo da Napoli. Invece inquirenti e investigatori ritengono che il 48enne, avendo grossa disponibilità di danaro contante, abbia girato molto nell’anno e due in cui è stato un fantasma. Probabilmente non all’estero, ma in Italia sì.

Roberto Mazzarella è ancora nel carcere di Salerno. Durante l’interrogatorio davanti al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere, limitandosi soltanto ad annuire alla domanda se fosse suo il documento falso con cui aveva affittato l’appartamento nel resort di lusso di Vietri sul Mare. I militari dell’Arma del reparto operativo (guidato dal colonnello Antonio Bagarolo) lo hanno bloccato all’alba di sabato santo.

Come i ras vecchio stampo, non ha battuto ciglio durante la cattura. In silenzio, ma dispiaciuti, c’erano la moglie e i due figli. Tutti gli ospiti della villa sono stati svegliati per il blitz. Sulla testa di Mazzarella, ritenuto il reggente del clan da quando i cugini Ciro e Michele finirono in manette per camorra, pendeva un’ordinanza di custodia cautelare per l’omicidio di Antonio Maione.

Un cold case datato dicembre 2000, sul quale si sono accesi i riflettori grazie alle dichiarazioni degli ultimi pentiti. Il 48enne è accusato di essere il mandante del delitto, maturato secondo la Procura per una vendetta trasversale. A eseguire il delitto, secondo l’accusa respinta dal tribunale del Riesame, sarebbe stato Clemente Amodio “’o luongo”.

Per lui i giudici hanno annullato il provvedimento restrittivo, accogliendo la tesi difensiva degli avvocati Leopoldo Perone, Mauro Zollo e Valerio Spigarelli.

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