NAPOLI. Un gruppo intraneo al  clan Esposito, di cui secondo l’accusa formulata dalla Direzione distrettuale antimafia farebbe parte integrante anche per i legami di parentela. Ma il giudice per le indagini preliminari non si è mo-strato pienamente d’accordo con la linea della Procura antimafia e gli undici componenti del nucleo familiare Nappi sono indagati a piede libero. Tra essi c’è Maria Matilde Nappi, moglie del ras Massimiliano “’o scognato”. La donna, per il collaboratore di giustizia Gennaro Carra, esponente di primo piano dei Cutolo del Rione Traiano fino a quando è stato arrestato e si è pentito, avrebbe gestito per conto del marito alcune attività illecite a Ba-gnoli. Entrando però a un certo punto in contrasto con i Giannelli e in particolare con il ras Alessandro.

DONNA AL COMANDO. L’inchiesta, coordinata dalla Dda su indagini del Nucleo investigativo partenopeo dei carabinieri, comprende ben 74 indagati, compresi i collaboratori di giustizia, di cui 16 in stato d’arresto. Tra coloro rimasti sempre a piede libero figurano Maria Matilde Nappi e i fratelli Carmela, Federico, Ivan, Raffaele e Rito; il cognato Davide Emanuele Amato (marito di Carmela) e i cugini Rito Busiello, Adriano Gatto, Emiliano Gatto e Rito Zito.

Tutti partecipi ad attività illecite (secondo l’accusa da confermare in giudizio e ferma restando la presunzione d’innocenza fino all’eventuale condanna definitiva), a seconda delle vari ruoli, nel gruppo malavitoso definito dagli inquirenti Esposito-Nappi-Bitonto. In particolare gli investigatori seguono la tesi che, in assenza del capo, i reggenti sul territorio erano la moglie e Luigi Bitonto detto “Gino”.

Ecco cosa ha messo a verbale a settembre dell’anno scorso “Gen-ni” Carra sul clan Esposito. «Durante l’alleanza criminale con Gianelli, c’erano problemi con la moglie di Massimiliano, a nome Maria (Maria Matilde Nappi, ndr) che però non ho mai conosciuto personalmente. In particolare i contrasti riguardavano la gestione dei locali esistenti nella zona di Coroglio. Io ne ero a conoscenza perché il Giannelli me ne parlava, ma non ho mai parte-cipato a fatti delittuosi nei loro riguardi. L’idea di Giannelli che era che tale gestione spettasse a lui e in cambio le avrebbe corri-sposto un mensile.

LE ACCUSE DEL PENTITO. «Questa gestione - ha poi proseguito Carra - non ci vedeva interessati come clan Cutolo. Non avevo rapporti con Maria, che conosco solo di nome. Attualmente mi risulta che il marito, Massimiliano Esposito, è stato scarcerato e detiene il comando del clan di Bagnoli. Prima della sua scarcerazione con Maria c’erano quattro o cinque persone che fa-evano parte del clan e precisamente Josef, Gennaro Marrazzo, tale “Pippetto” (Francesco Celardo, ndr), una persona di mezz’età che gestisce una sala giochi. Al telefono, dal carcere, lo scorso luglio mi ha telefonato Giannelli, riferendomi che Massimiliano Esposito e Luigi Bi-onto avevano minacciato la mo-glie (di Giannelli, ndr) per farla andare via dall’abitazione, che era di Bitonto». Il gip Gallo, nelle sua valutazioni, non ha però concordato con la Procura antimafia sull’esistenza di un clan Esposito-Nappi-Bitonto.