NAPOLI. «Mario Paciolla era un professionista della pace. Si muoveva sapendo esattamente dove mettere i piedi. Viveva in un contesto di guerra, una di quelle guerre che fanno mi-gliaia di morti ma che sembra non esistano per buona parte del mondo. Forse per questo sembrava avere un grande rispetto per il pericolo e per la possibilità che tutto potesse precipitare all’improvviso, nell’arco di un istante. Al fatto che potesse essersi suicidato non ho mai creduto». Valerio Cataldi affida ad Articolo 21 il suo pensiero e il suo incontro, in Colombia, con Mario Paciolla.  Ma è dai comuni di tutta Europa che stanno arrivando atti di solidarietà alla famiglia del 33enne trovato morto nel suo appartamento in Colombia alla viglia del suo rientro a Na-poli. Una morte bollata immediatamente come suicidio e poi come omocidio dai mandanti ed esecutori sconosciuti, un giallo insomma dai risvolti inquietanti. Così dai comuni di tutta Europa parte l’appello alla Colombia: veritа per la morte di Mario Paciolla. Dai Municipi di tutta Italia sono partite in questi giorni letttere  indirizzate al presidente della Repubblica di Colombia per chiedere veritа e giustizia sulla morte di Mario, giovane operatore delle Nazioni Unite trovato morto lo scorso 15 luglio nella sua casa di San Vicente del Caguon. A Napoli il sindaco Luigi de Magistris ha affisso sulla facciata del Comune uno striscione con la foto di Mario, da Padova, al momento capofila in questa nuova iniziativa, Cremona, Firenze, Bari e fino a Catania, si è messa in moto la catena di solidarietà. Mario Paciolla è morto in circostanze poco chiare. Lavorava in un progetto Onu di vigilanza sull’accordo di pace fra guerriglieri rivoluzionari delle Farc e il governo colombiano. La Colombia è un paese in cui il processo di pace è stato boicottato fin dall’inizio soprat-tutto dai gruppi paramilitari. Paciolla veva confidato ai genitori di voler tornare in Italia perchè aveva paura. Aveva il biglietto per rientrare a Napoli il 20 luglio.  
In particolare in alcune regioni la violenza e il conflitto civile sono tutt’ora vivi e l’emergenza Covid in alcuni casi li ha acuiti.  Per questo è importantissimo non solo che il governo colombiano collabori realmente con le autorità italiane ma che anche l’Onu possa essere “aperto”. Attualmente il primo, tramite il tribunale, ha aperto un’indagine sui quattro agenti che hanno trovato il corpo di Mario con l’accusa di aver intralciato la giustizia e di aver consentito ad alcuni emissari dell’Onu di portare via alcune cosa di Mario inquinando la scena del delitto; il secondo ha avviato un’indagine interna. Ma tutti e due gli organismi “lavorano” in maniera separata e univoca.  
Gli amici di mario hanno anche organizzato una serata a Napoli, in Villa Comunale, per ricordare il giovane e alla quale hanno preso parte il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ma anche il presidente della Camera Roberto Fico e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, tutti napoletani, tutti con la promessa che sulla vicenda di Mario Paciolla non scenderà il silenzio: «Non diventerà un nuovo caso Regeni».