CASTELLAMMARE DI STABIA. La Madonna di Pozzano ha riavuto padre Giuseppe Ceglia davanti al suo altare, nell'omonimo Santuario di Castellammare di Stabia. Il frate dell'ordine dei Minimi, precipitato nel dirupo domenica scorsa, è già tornato al convento. Deve essere sostenuto da un busto per la lesione a una vertebra e i gravi traumi allo sterno e al torace che ha riportato nella caduta da un'altezza di 9 metri. Eppure è già sorridente e prolifico di battute sagaci, pronto ad accogliere i numerosi fedeli che hanno pregato per la sua salute, appena si è diffusa la notizia della disavventura che avrebbe potuto costargli la vita. Nessun dubbio, per i devoti della Madonna del Pozzo, compatrona di Castellammare di Stabia insieme con San Catello, Padre Giuseppe è un "miracolo vivente". Un tempo, nel Lunedì d'Albis, l'effigie della Madonna che allatta il suo Bambino sulle ginocchia richiamava migliaia di pellegrini, con i fazzoletti da passare sul quadro e da portare agli ammalati. Ora quella bellissima chiesa in stile barocco continua ad essere tra le più richieste per le cerimonie nuziali, complice il panorama spettacolare che si gode dal sagrato. Va detto che alla Madonna di Pozzano vengono attribuiti numerosi miracoli. Ma forse, nella storia, il salvataggio "dal fondo di un fossato" di un frate dell'ordine dei Minimi, fondato da San Francesco di Paola, è il primo in assoluto. Padre Giuseppe si sarà sentito proprio come caduto dentro a un pozzo: al freddo e inzuppato da una pioggia senza precedenti, in un dirupo dal quale emetteva flebili richieste di aiuto per circa un'ora senza che nessuno lo sentisse. 

Però la sua assenza sull'altare, alle ore 12 di domenica scorsa, era stata notata da tutti. E aveva preoccupato il Rettore della Basilica, padre Gianfranco Scarpitta, che si era preparato per sostituirlo per la messa. Una donna, la signora Agnese, aveva udito quel lamento ed era accorsa a chiedere aiuto: «Qualcuno è caduto nel dirupo», aveva sussurrato all'orecchio della signora Tonia, che fino a quel momento aveva invano chiamato il sacerdote, cercandolo nelle numerose camere vuote del convento. La richiesta di soccorso fu inviata ai Vigili del Fuoco che hanno lavorato tre ore, in condizioni proibitive, per riuscire a issare il povero padre Giuseppe in cima alla terrazza dalla quale si era sporto, per cogliere dei melagrani. "Sono scivolato all'indietro" ha raccontato quando è stato tratto in salvo. Si era temuto il peggio per la sua salute. Ma il 68enne padre Giuseppe è inossidabile e ora è di nuovo in Basilica dove è iniziato il viavai di amici, affezionati, fedeli che vogliono manifestargli l'affetto e lodare Dio e la Madonna del Pozzo per la "grazia ricevuta", quella di poter godere ancora dell'allegria cameratesca del simpaticissimo sacerdote miracolato.

La tradizione vuole che il quadro della Madonna di Pozzano, secondo gli storici una copia della Madonna di Costantinopoli, fosse stato nascosto in un pozzo, sulla collina di Pozzano, ai tempi dell'iconoclastia. Diversi secoli dopo, alcuni contadini che risiedevano nei pressi del pozzo, ormai abbandonato e ricoperto di rovi, videro ardere per diverse sere una fiamma, ma impauriti non osarono avvicinarsi; alcuni giorni dopo, un gruppo di pescatori, intenti a trainare sulla spiaggia le barche a causa dell'arrivo di un temporale, fu protagonista di un'apparizione della Madonna, ricoperta da un velo bianco, che li invitava a cercare il pozzo e a recuperare la sacra immagine aggiungendo poi: "In quel sito voglio in mio onore edificata una chiesa, e gli stabiesi possono essere sicuri che in essa godranno tutto il favore del mio patrocinio".

I pescatori, credendo si trattasse di un'allucinazione, non eseguirono l'invito della vergine, la quale si ripresentò la sera successiva: gli uomini, spaventati, corsero dal vescovo, il quale aveva avuto la stessa visione in sogno. Organizzata una processione, in poco tempo, dopo aver rimosso grandi quantità di rovi, fu ritrovato il pozzo ed al suo interno un involucro che conteneva l'effigie della Vergine, miracolosamente ben conservata, nonostante l'umidità del luogo. Tuttavia questa leggenda è stata in parte smentita, soprattutto circa le origini del quadro, che ha una datazione posteriore rispetto alla fine dell'iconoclastia.