NAPOLI. Per il clan Cutolo scatta l’ora degli “sconti”. Dopo la stangata rimediata nel giudizio di primo grado, il gotha della nuova camorra del rione Traiano torna alla sbarra per la conclusione del processo d’appello e stavolta il verdetto si rivela ben più morbido. I giudizi della prima sezione hanno infatti rideterminato la pena per tutti gli imputati che hanno ammesso gli addebiti e rinunciato ai motivi, a partire dal giovane boss Vincenzo Cutolo, che lo scorso anno. insieme all’altro ras, Francesco Pietroluongo, ha deciso di dissociarsi e prendere le distanze dalla malavita. Questo, nel dettaglio, il verdetto pronunciato ieri pomeriggio dalla Corte d’appello di Napoli: Vincenzo Cutolo, 15 anni e 2 mesi in continuazione con altra sentenza, a fronte degli oltre 17 anni rimediati in primo grado; Francesco Pietroluongo, 14 anni; Bruno Annunziata, 10 anni e 4 mesi; Patrizio Allard, 6 anni e 8 mesi; Salvatore Basile e Gennaro Cozzolino, 6 anni e 4 mesi, oltre a una multa di 20mila euro; Salvatore Lazzaro, 6 anni oltre alla multa; Emanuele Manauro, 8 anni e 8 mesi oltre alla multa; Gianluca Orfeo, 3 anni e 8 mesi; Domenico Equabile, Luigi Cirillo, Gennaro Tranchese e Rosa Pisa, 4 anni a testa oltre alla multa. I giudici hanno invece confermato la condanna a 6 anni e 8 mesi per Francesco Esposito. Il collaboratore di giustizia Gennaro Carra, ex numero due clan Cutolo, ha invece rimediato 6 anni di reclusione, uno in meno rispetto al rito abbreviato. Gli imputati erano a vario titolo accusati di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di droga e spaccio. Il verdetto di secondo grado ha dunque dato ampio accoglimento alle argomentazioni del collegio difensivo, composto tra gli altri dagli avvocati Antonella Regine, Andrea Imperato, Fabio Segreti e Angelo Ferrari. La guerra a fasi alterne per i traffici di droga nel rione Traiano, tra la parte “bassa” sotto l’influenza del clan Cutolo, e quella “alta” Topi d’auto, acciuffati tre specialisti CRIMINALITÀ Escalation di colpi in città: due malviventi bloccati all’Arenella, un altro in via Acton __Nelle foto gli imputati Vincenzo Cutolo, Gennaro Carra (collaboratore di giustizia) e Patrizio Allard controllata dai Puccinelli-Petrone era giunta al capolinea con il blitz del 28 maggio del 2019. I due gruppi di malavita pensavano di poter agire indisturbati, ma l’impunità è durata fin quando la Dda e le forze dell’ordine non hanno dato il via a una serie di inchieste. Quella dalla quale è scaturito il processo conclusosi ieri ha avuto il clou con l’esecuzione di 21 ordinanze di custodia cautelari a carico dei “Borotalco”, capeggiati da Vincenzo Cutolo, figlio del boss detenuto Salvatore. L’indagine riguardava anche altre 9 persone, per le quali il gip aveva respinto la richiesta di arresti formulata dalla Procura antimafia. Erano stati i carabinieri della compagnia Bagnoli a condurre in porto con successo il blitz. In sei erano già detenuti (Basile, Cozzolino, Manauro, Lazzaro, Equabile e Tranchese) mentre gli altri 15 destinatari della misura cautelare (Cutolo, Carra, Annunziata, Pietroluongo, Allard, D’Angelo, Perrella, Pauciullo, Ivone, Orfeo, Esposito, Carillo, Gravina, Vicedomini e Rosa Pisa) erano stati svegliati nel sonno. La scossa all’iter giudiziario arrivò però con il clamoroso pentimento di Carra, transitato nelle fila dei collaboratori due mesi dopo l’arresto.

__Nelle foto gli imputati Vincenzo Cutolo, Gennaro Carra (collaboratore di giustizia) e Patrizio Allard