NAPOLI. Nonostante la giovanissima età, Mariano Riccio è quello che può definirsi a tutti gli effetti come un boss “vecchio stile”. Le condanne incassate e i sei anni già trascorsi dietro le sbarre, gran parte dei quali al regime del carcere duro, non sono stati del resto sufficienti a fargli rinnegare i propri trascorsi di sanguinario ras al vertice del clan degli Scissionisti. Non a caso non ha mai maturato la decisione di pentirsi. Anzi, ha sempre affrontato i processi che lo vedono alla sbarra con un silenzio tombale, tutt’al più esternando la consueta formula dell’ammissione degli addebiti. Eppure da qualche tempo nella sua testa qualcosa sembra essere cambiato: l’enfant prodige della camorra secondiglianese ha infatti deciso di laurearsi in Giurisprudenza. Come a dire, dalle pistole alla toga. Una scelta già di suo molto impegnativa, visto l’impervio e lungo percorso di studi, ma che ha finito per impattare sulle “resistenze” dei giudici della Sorveglianza, i quali non hanno ancora dato il via libera affinché un tutor affianchi il 29enne ras nell’approccio ai Codici. 
Una situazione alquanto labirintica, con la quale Mariano Riccio e il suo difensore, l’esperto avvocato Domenico Dello Iacono, si ritrovano a fare i conti da ormai quasi due anni.

Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria prevede che anche i detenuti al 41bis abbiano diritto a studiare e ovviamente a laurearsi. Per questo motivo, laddove fosse richiesto, verrebbe loro fornito il materiale didattico e la possibilità di so-stenere gli esami in remoto con il sistema del collegamento in videoconferenza. Senza nulla togliere ad altre Facoltà, quello in Giurisprudenza può però talvolta rivelarsi un percorso molto ostico. Per questo motivo la difesa di Riccio ha chiesto alla Sorveglianza di mettere a disposizione anche un tutor “in presenza”, naturalmente in un ambiente iperprotetto e videocontrollato. Il tribunale di Terni, dal canto suo, non ha fin qui dato segni di particolare apertura ma la valutazione definitiva arriverà soltanto nei prossimi mesi. La querelle dunque non è ancora chiusa. Sulla scorta dell’ultima richiesta avanzata dall’avvocato Dello Iacono, si terrà infatti un nuovo faccia a faccia tra la difesa e la Sorveglianza e non è da escludere che la vicenda possa finalmente sbloccarsi. 

Quello di Mario Riccio, alias “Mariano”, resta ad ogni modo un profilo criminale di spessore assoluto. Indiscusso capo della fazione maranese del clan Pagano - il 29enne è il genero del boss “Cesarino” - dal 2011 al 2014, anno in cui è stato arrestato, ha tenuto ben salde le redini della cosca traghettandola in alcune fulminee ma sanguinosissime faide, su tutte quella interna con il gruppo Amato. Fino ad ora Riccio ha incassato un solo ergastolo, tra l’altro non definitivo, quello per l’omicidio del ribelle della Vanella Grassi Pasquale Malavita; e diverse clamorose condanne al ribasso, su tutte quella ad appena vent’anni per l’assassinio di Antonio D’Andò. Nonostante la scia di sangue che si porta dietro, Riccio è però già riuscito a diplomarsi in Ragioneria.

Luigi Nicolosi