NAPOLI. L’inchiesta sul tragico omicidio di Antonio Artiano si arricchisce di un nuovo capitolo. A pochi giorni di distanza dalla sentenza che ha visto l’esecutore materiale del delitto, Pasquale Muro, condannato a 16 anni di carcere, il gip del tribunale di Napoli Valentina Gallo ha rigettato la richiesta di archiviazione e disposto che il pubblico ministero formuli l’imputazione nei confronti di Gianluca Muro, il padre del killer, che fino ad oggi si era sempre professato innocente. Altri quattro parenti (Giuseppe Muro, Pasquale Grande, Tommaso Grande e Luciano Ivone) saranno invece iscritti nel registro delle notizie di reato. A rischiare grosso è però soprattutto il genitore dell’assassino, che, con tutta probabilità, sarà processato a breve per concorso in omicidio. La decisione del giudice premia la tenacia dei familiari della vittima e del loro avvocato, il penalista Paolo Gallina, che da subito aveva presentato opposizione, ritenendo che dal fascicolo del pubblico ministero all’epoca titolare dell’inchiesta mancassero alcuni importanti atti di indagine, come le intercettazioni a carico degli indagati e le testimonianze dei parenti di Artiano. Pochi giorni fa, contestualmente alla sentenza di condanna di Muro junior, il gip Lombardo aveva trasmesso gli atti al pm affinché proseguisse l’indagine, ma con l’ultima decisione del giudice Gallo il caso subisce una brusca accelerazione: Gianluca Muro andrà infatti a processo per il suo presunto coinvolgimento nel delitto. Il 10 novembre 2022 Anthony Artiano fu ferito da un colpo di pistola, morendo in ospedale sei giorni più tardi. L’omicidio sarebbe maturato nell’ambito di uno scontro tra le due famiglie di Soccavo che non accettavano la relazione tra il giovane e la figlia di Muro. I parenti di quest’ultima, in particolare, lamentavano un atteggiamento violento da parte del ventenne. Quella sera, però, il confronto degenerò in un tragico spargimento di sangue. Il padre del killer avrebbe avuto un ruolo nel delitto, circostanza che emergerebbe dalla testimonianze dei parenti della vittima e da alcune intercettazioni. Uno dei familiari di Artiano ha infatti riferito: «Quando Gianluca ha perso quest’arma, mia cognata l’ha presa e gliel’ha messa in mano a mio cognato. Mio cognato ha sparato non so quanti colpi in aria per spaventarli, credo. Una volta fatto questo, loro l’hanno bloccato a terra, Gianluca Muro lo manteneva con un ginocchio sul petto e gli manteneva le mani, Tommaso Grande gli manteneva i piede e il nonno anche manteneva mio cognato a terra». La sorella della vittima ha invece raccontato: «Vidi che Gianluca Muro si mise addosso a mio fratello, io mi scaraventai addosso a lui e poi vidi la botta finale che Pasqualino Muro gli diede in testa a mio fratello e disse “mo ce ne putimm’ je”». Una vera e propria esecuzione, dai contorni forse non ancora del tutto chiariti. Pasquale Muro, l’esecutore materiale del delitto, potrebbe infatti essere stato aiutato dai parenti prima di premere il grilletto contro il figlio del ras Artiano.