NAPOLI. «Pasquale Spinelli con il motorino andò a prendere Ciro Maisto, che usciva da casa sempre armato. Nel frattempo Antonello Faiello, portato da Gennaro Vizzaccaro, era già nascosto nei giardinetti della villa comunale e aspettava nascosto dietro un muretto». Ecco, nelle parole del pentito Vincenzo Lombardi, come scattò la trappola per Ciro Maisto, soprannominato “Mellone”, ucciso dai componenti del suo stesso gruppo di fuoco alle dipendenze del giovane boss Marco Di Lauro.

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia rappresentano una parte delle accuse a carico dei presunti responsabili dell’omicidio, ai quali l’altro ieri i carabinieri del nucleo investigativo di Napoli hanno notificato la misura cautelare: Marco Di Lauro, Nunzio Talotti, Pasquale Spinelli e Gennaro Vizzaccaro. Antonio Faiello, che secondo inquirenti e investigatori fu l’esecutore materiale del delitto, è stato successivamente ammazzato dal gruppo della Vanella Grassi, allora retta sul territorio da Antonio Mennetta “Er Nino”. 

Ciro Maisto fu assassinato (ferma restando la presunzione d’innocenza degli indagati fino al-l’eventuale condanna definitiva) su ordine di Di Lauro perché avrebbe  messo in discussione alcuni suoi ordini. E a eseguire la missione di morte furono incari-cati proprio gli amici fidati della vittima, a cominciare da Pasquale Spinelli detto “Sciaccanella”, con il quale erano cresciuti insieme secondo il pentito.

Ecco altri passaggi del verbale d’interrogatorio in cui ha parlato dell’agguato compiuto il 6 agosto 2008, con la consueta premessa che le persone citate devono es-sere ritenute estranee ai fatti nar-rati fino a prova contraria. 

«Venni convocato da Nunzio Talotti», ha sostenuto Vincenzo Lombardi, «dietro i giardinetti e lui mi chiese se me la sentivo di “lavorare su un omicidio”, facendo un gesto con la mano per simboleggiare l’esplosione di colpi d’arma da fuoco.

Nel pomeriggio dello stesso giorno fu ammazzato Maisto. Io non venni coinvolto, ma vidi dei movimenti da parte di Gennaro Vizzaccaro, Antonello Faiello, Pasquale Spinelli e Talotti.

L’omicidio, per come mi raccontò Raffaele Musolino confermandomi ciò che avevo già intuito, fu commesso proprio da queste 4 persone.

Pasquale Spinelli andò a prendere andò a prendere Maisto e si fermò nei pressi della villa comunale con la scusa di dover andare in bagno. Poiché Maisto era cresciuto insieme a Spinelli e si fidava, non ebbe modo di difendersi da Faiello che aspettava dietro un muretto. Quest’ultimo arrivò alle spalle di Maisto e gli sparò alla nuca, facendolo morire all’istante. Spinelli prese da terra le 2 pistole di Maisto, che Ciro aveva addosso.

Vennero quindi dietro l’associazione facendo finta di niente. La gente diceva che avevano ammazzato “Mellone”, ma Talotti anche successivamente ha sempre soste-nuto che erano stati gli “scissionisti”».