NAPOLI. Fin dalle prime luci del mattino si sono ritrovati davanti all’ingresso dell’ospedale Cardarelli. Sanno che dovranno aspettare almeno fino alle 15 per avere notizie e sanno anche che soltanto una persona potrà entrare nel blindatissimo reparto di Rianimazione. I parenti di Patrizia Petrone, la 64enne in fin di vita dopo la rapina di scooter subita sabato sera in via Salvator Rosa, provano però a non perdersi d’animo e restare uniti è l’unico modo che hanno per non cedere alla disperazione. Nessuno di loro riesce infatti a darsi pace per quanto accaduto: «Patrizia e mia sorella Giulia avevano appena finito di lavorare nella pizzeria di famiglia. Volevano soltanto fare una passeggiata per prendere un po’ d’aria e invece adesso mia zia si trova ricoverata con un trauma cranico e lesioni cerebrali multiple». Gennaro Novi, nipote della sfortunata della 64enne, non riesce a darsi pace per quello che è accaduto: «La vendetta non ci interessa - chiarisce - ma pretendiamo che venga fatta giustizia nel più breve tempo possibile. Le persone che hanno ridotto mia zia in queste condizioni si sono macchiate di reati gravissimi, a partire dal tentato omicidio di un innocente, e per questo motivo ci appelliamo alle istituzioni affinché le individuino al più presto e le condannino a una pena esemplare». Novi, ricostruendo quella serata infernale, torna poi sull’aggressione che i sanitari del 118 avrebbero subito da parte di alcuni familiari delle due donne e, sul punto, smentisce con fermezza la circostanza: «Da parte nostra c’è stato sicuramente un forte stressa, dal momento che abbiamo atteso l’arrivo dell’ambulanza per quasi mezz’ora, ma nessuno di noi ha toccato con un dito i medici. Anzi, quando sono arrivati sul posto ci siamo tutti prodigati per non far congestionare il traffico e alcuni di noi hanno anche dato una mano a caricare mia zia sul mezzo di soccorso. In ospedale abbiamo poi atteso all’esterno senza creare alcun tipo di tensione. Ci dispiace molto che siano state messe in giro certe voci». Nel frattempo le condizioni di Patrizia Petrone restano ancora disperate. La donna ha subito un delicato intervento alla testa e i medici del Cardarelli procederanno a una nuova analisi del quadro da qui alle prossime 48 ore: nel frattempo la prognosi resta ovviaSALVATOR ROSASperonate per lo scooter: «Il figlio disabile non sa ancora niente» In fin di vita dopo la rapina: «Un’intera famiglia distrutta» mente riservata. Giuseppina Russo, la figlia della 64enne speronata e ridotta in fin di vita per lo scooter, affida intanto ai social un disperato appello ai balordi responsabile della tremenda aggressione: «Ovunque voi siate - scrive la donna - spero che vi arrivi quello che vorrei dirvi. Con la vostra ferocia e la vostra cattiveria avete fatto in modo che la mia mamma si trovi adesso in una sala di Rianimazione a lottare per la vita. E mi chiedo, ma vi sarete resi conto di quello che avete fatto? E mentre mia madre lotta vi voglio far sapere che ho un fratello disabile che chiede di continuo di lei e non sappiamo più cosa inventare. Lei vive per lui e ci sono anch’io che ho ancora tanto bisogno di mia madre. Papà è distrutto e altri due fratelli non si danno pace. Non ti auguro la morte, ma ti auguro di soffrire e di vivere il mio stesso dolore». La pizzeria “Gianni e Genny” intanto ieri è rimasta chiusa al pubblico.