NAPOLI. «Il compito fondamentale della Fondazione è  la valorizzazione dell’archivio degli otto Istituti di credito che hanno operato a Napoli in 330 anni di Storia, con impatto non solo sul Regno di Napoli,  ma nelle sue relazioni con le potenze europee».  Sarà questo il filo conduttore del prof. Orazio Abbamonte, dal 24 novembre  presidente della Fondazione Banco di Napoli. L’archivio della Fondazione, il più grande del mondo per la storia bancaria, raccoglie documenti che, allineati, raggiungerebbero 103 chilometri. « grande come l’Archivio di Stato di Venezia, che documenta l’attività della Serenissima repubblica, che aveva sparsi nel mondo i propri ambasciatori», dice ai giornalisti. Il nostro archivio è in via di ragionata digitalizzazione, lo stiamo progressivamente aprendo agli studiosi di tutto il mondo. Qui si può studiare come sono nate le banche». Protagonista della battaglia che nel 2018 portò prima al commissariamento della Fondazione, appesantita da un passivo di circa 15 milioni dalle precedenti gestioni, e all’elezione alla presidenza dell’ imprenditrice Rossella Paliotto, che si è dimessa a maggio, il prof. Abbamonte, docente di Storia del Diritto all’Università Vanvitelli ed avvocato, pensa di fare della Fondazione, presente nelle sei regioni del Sud continentale, un centro di formazione culturale per le nuove generazioni meridionali. "L’investimento che potrà avere  le conseguenze più importanti per la Comunità del Mezzogiorno è quello sul capitale umano”,  ha scritto nel suo programma. Quanto alla gestione, «la mia non sarà una presidenza personalistica». Il Consiglio generale (22 componenti, espressi da Regioni, Università, e istituzioni economiche) «sarà valorizzato nelle tante competenze di cui dispone». La nuova gestione darà un segnale di sobrietà con l’autoriduzione del 20% del compenso di presidente e vice-presidente e del 10% per i consiglieri. «L’attività sociale, rivolta al Terzo settore - annuncia il neo-presidente - continuerà , ma la scelta è quella di aiutare soggetti esterni alla Fondazione,  strutture stabili piuttosto che attuare interventi diretti». Per Napoli, “che è stata maltrattata” -  dice -  con la svendita del Banco di Napoli nel 1997, potrebbe arrivare una buona notizia. La conclusione dell’ azione di risarcimento avviata anni addietro, ma portata avanti in Tribunale dallo stesso prof. Abbamonte, per il fallimento del Banco determinato da crediti giudicati inesigibili, ma poi recuperati per oltre il 90% . «La causa è ormai in decisione, ma spero di poter raggiungere un accordo con il Ministero dell’ Economia, dove mi sembra di aver trovato degli interlocutori molto disponibili al dialogo», dice il giurista ai giornalisti.