NAPOLI. Centodieci anni di storia di una famiglia borghese. La storia di una striscia di seta e di un negozio di appena venti metri quadrati. È la storia della bellezza e dell’eleganza racchiusa in una piccola bottega che guarda il mare e quel Reale Passeggio voluto da Ferdinando IV di Borbone che ricordava ad Alessandro Dumas le Tuileries di Parigi. È la storia di un’azienda, E. Marinella,  basata sui valori umani, collegata alle emozioni diffuse nel tempo ed agli eventi che hanno segnato la vita della città. Un negozio dove dapprima la cravatta, abbigliamento unico ed esclusivo, e successivamente l’eleganza sartoriale, ha vestito e veste ancora capi di stato, personaggi dello spettacolo, scrittori, registi, gente comune. Un traguardo che Maurizio ed Alessandro Marinella, rispettivamente nipote e pronipote di don Eugenio, colui che ebbe l’intuizione nel 1914 di aprire il negozietto, festeggeranno a Cava Regia a Vico Equense il 15 giugno con ospiti provenienti da tutta Italia, riproponendo anche una ricetta di del bisnonno Eugenio (i Fiorellini don Eugenio con i pomodorini del piennolo, acciughe dissalate, pecorino a scaglie, origano fresco e basilico, olio evo).

«Il mio bisnonno scelse il negozio che affaccia su piazza Vittoria perché voleva vedere il mare. Non avrebbe potuto fare scelta migliore», dice Alessandro, imprenditore di quarta generazione. «Attraverso la vetrina, ancora oggi guardiamo quel blu e, quando siamo scocciati, attraversiamo la piazza e viviamo dell’energia che ci trasmettono le onde. Sono felice di poter far capire alle persone non soltanto le gioie ma anche i sacrifici che il mio bisnonno prima, mio nonno Giovanni e mio padre poi, hanno affrontato perché questo piccolo miracolo potesse accadere e continuare in questi venti metri quadrati per vestire capi di Stato, uomini d’affari, personaggi dello spettacolo, gente comune e varcare gli oceani. Ho capito che eravamo un’azienda storica che dipendeva per l’82% dalla cravatta e solo per la rimanente parte dalle altre nostre categorie merceologiche. Mi sono reso conto che avremmo rischiato un rischio imprenditoriale. Da qui l’idea di innovare e di puntare meno sulla cravatta e più sugli accessori», racconta Alessandro. E da qui è partita la sua rincorsa alla diversificazione, all’innovazione e all’e-commerce.

Nei primi anni di attività del negozio, don Eugenio fu il primo a partire alla volta dell’Inghilterra per importare i prodotti iconici dell’epoca: gli impermeabili Aquascutum, i profumi Floris e Penhaligon’s, le scarpe Dawson, i cappelli di Lock. Solo più tardi creò due laboratori sartoriali: uno per la lavorazione delle camicie e un secondo per le cravatte su misura. «È una storia che vuole essere un richiamo alla gente, soprattutto ai più giovani: si possono fare grandi cose ed essere talenti pure restando a Napoli, non andando via», commenta Alessandro.

Centodieci anni, dunque, che raccontano un passato, lo ha raccontato due anni fa un docufilm di cento minuti di pellicola di Massimiliano Gallo, ma anche un presente che si è affermato a livello internazionale mantenendo saldi i valori ancorati alla propria città e di appartenenza ad un territorio che fanno di Napoli capitale dello stile esclusivo sartoriale.