NAPOLI. Sarà anche vero che “l’amore vince tutto”, ma forse dopo anni di malavita e lunghe detenzioni la misura era ormai colma. Vincenza Carrese, 31enne nota negli ambienti criminali del centro storico per il suo legame sentimentale con il boss Pasquale Sibillo, alla fine ha così deciso di saltare fuori dal cerchio. Dalla sua cella nel carcere di Latina, “Nancy” ha preso carta e penna, e ha inviato una lunga missiva alla Procura di Napoli e ai giudici della prima sezione penale davanti ai quali è imputata per manifestare loro un clamoroso dietrofront: la propria volontà di dissociarsi dalla criminalità organizzata. Una circostanza confessione che ha già prodotto, per lei, un primo risultato favorevole: dopo quasi tre anni trascorsi dietro le sbarre Vincenza Carrese ha ottenuto gli arresti domiciliari. Vincenza Carrese, attualmente in fase di separazione dal marito “Lino” Sibillo, ha dunque deciso di dare un taglio netto al proprio passato criminale e l’ha fatto con tre pagine manoscritte, con cui prende con fermezza le distanze dalla “paranza dei bambini”. La donna ha però reso anche ampie confessioni in merito alle proprie responsabilità penali: «Durante la mia detenzione - si legge nell’incipit della lettera - ho compreso gli errori commessi, soprattutto quello di aver contratto un matrimonio sbagliato al quale sto ponendo fine.

Ammetto di aver fornito droga ad alcune piazze di spaccio, come si evince anche dalle intercettazioni telefoniche e ambientali». Carrese era stata infatti arrestata nel novembre del 2019 insieme ad altre diciotto persone, tra cui l’ormai quasi ex marito Pasquale Sibillo (difeso dagli avvocati Riccardo Ferone e Stefano Sorrentino): gli indagati, ventisei in totale, erano accusati, oltre che di associazione mafiosa, anche di aver organizzato un imponente giro di spaccio nel centro storico di Napoli: droga che, all’occorrenza, sarebbe stata recapitata anche in carcere ai parenti detenuti.Sul punto, “Nancy” ha fornito circostanziate informazioni: «Preciso di aver fornito di droga leggera il punto di spaccio dei coniugi Napolitano.

Per questo motivo mi sono attivata per ricevere la fornitura nella zona dell’ospedale Loreto Mare, dove ho intrattenuto rapporti con il fornitore abituale.In un’occasione sono stata anche arrestata». La 31enne sostiene poi di essere a sua volta finita nel mirino di alcuni affiliati di punta al clan: «Tutto ciò dopo che i cugini Giovanni Ingenito e Giovanni Matteo, per mandare una risposta a Pasquale Sibillo, mi diminuirono la settimana, ed è così che iniziai a fornire le piazze pur di guadagnare qualcosa, al fine di soddisfare le richieste che mi venivano fatte da Pasquale Sibillo dal carcere (vestiario costoso, colloqui frequenti, regali continui ai figli dei suoi amici detenuti e alle loro rispettive mogli». I problemi sarebbero però andati avanti anche in seguito: «Contrastata dai due cugini, decisero di lanciare un ulteriore segnale a Pasquale Sibillo, danneggiando due autovetture in mio possesso». In un successivo passaggio Carrese precisa di non aver mai avuto un ruolo verticistico all’interno della cosca di piazza San Gaetano: «Ho fornito droga leggera e non, ma non ho mai partecipato a riunioni con esponenti del clan e tantomeno ho fatto parte del clan». Chiarito il concetto, la 31enne chiude quindi la porta a quel passato di sofferenza e malavita: «Intendo prendere ogni distanza dai coimputati del processo e tutti gli affiliati al clan. Primo tra tutti, il padre dei miei figli Pasquale Sibillo e i coniugi Napolitano»