NAPOLI. Una notizia triste ha colpito pochi giorni fa la comunità vocazionista e l’intera comunità di fedeli della parrocchia Santa Famiglia. Il covid, nella sua furia contro le querce della nostra memoria, ha portato via padre Lorenzo Montecalvo.

Il parroco era stato ricoverato al Cotugno per l’aggravarsi delle sue condizioni dopo l’infezione virale che si è abbattuta sul Vocazionario. La sua storia è stata ricca di impegni su tanti fronti dal giornalismo, alla funzione di parroco con un inteso quotidiano tra fedeli e documenti.

Nel campo della Notizia ha fondato il “granellino” (sull’idea del seme che da frutto secondo la visione del fondatore) che ha raccolto migliaia di abbonati  e la direzione dell’organo vocazionista “Spiritus Domini”. Spesso ospite di radio Maria e radio Amore, sapeva essere deciso e chiaro nelle sue omelie che richiamavano tanti fedeli.

Aveva un carattere determinato che celava dietro alla sua presenza mite e alla sua figura esile.

Per dare testimonianza del suo carattere riporto un episodio avvenuto durante il primo premio don Giustino organizzato nel cortile del palazzo delle suore nel 1996. Era lui l’animatore della importante giornata alla presenza dell’allora Provveditore agli studi Fenizia e di oltre 400 persone tra docenti, presidi, alunni e i parenti del Beato.

Fu proprio un’incomprensione tra alcuni parenti e la commissione del Premio letterario a spingere padre Lorenzo ad intervenire per fare chiarezza sulla bontà degli elaborati fatti dai ragazzi. Si mettevano in discussione tutti i temi che definivano Don Giustino povero quando si presentò da giovanetto dal barone Zampaglione per andare in seminario.

Padre Lorenzo, prese con decisione il microfono e, davanti alla folta platea dei partecipanti, parlò della sua infanzia da vero povero che collaborava nei campi dove la sua famiglia lavorava ogni giorno in assenza di agi.

Solo grazie a Don Giustino, intervenuto sul suo cammino di vita, egli ebbe, come tanti altri giovani, l’opportunità di portare avanti la propria vocazione attraverso gli studi che gli erano preclusi.

Egli si vantava della sua origine perché, grazie a quella condizione aveva conosciuto il valore della dignità. Diventò prete convinto, pieno di fervore e chi lo ha conosciuto ne ha un ricordo di autentico annunciatore del Vangelo come seppe insegnargli il suo maestro.