NAPOLI. «Fate presto. È la prima cosa mi verrebbe da dire all’amico e collega Gaetano Manfredi in cui ripongo la massima fiducia per svolgere un compito tremendamente gravoso ma anche straordinariamente appassionante». Lucio d’Alessandro, rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa e vicepresidente del Cnr, cita lo storico titolo giornalistico all’indomani del terremoto in Irpinia divenuto con Andy Warhol una celebre opera d’arte, per lanciare un primo appello a Gaetano Manfredi, con cui per anni ha condiviso la governance della Crui, la Conferenza dei rettori delle Università italiane che ha avuto al suo vertice dal 2015 al 2020 proprio il neo sindaco di Napoli.

L’ha sorpresa la consistenza numerica dell’affermazione di Manfredi?

«L’affermazione numerica, andata ben oltre le previsioni dei più autorevoli sondaggi elettorali e dei più esperti notisti politici, è un segnale chiarissimo da parte dell’elettorato napoletano. Al netto del preoccupante aumento dell’astensione, un fenomeno di portata generale che meriterebbe un’analisi più approfondita, il ‘premio di maggioranza’ così ampio ricevuto da Manfredi è un premio che i napoletani hanno voluto dare anche e soprattutto alla persona, ben oltre l’unione numerica dei consensi dei partiti».

Cosa è stato premiato dagli elettori?

«Si tratta di un “premio” assegnato in particolare alle sue comprovate competenze ed anche di molti professionisti della società civile che, mai come in questa tornata elettorale, ne hanno accompagnato anche nelle liste la candidatura. Questo riconoscimento è innanzitutto una grande occasione. Manfredi può affrontare con maggiore libertà il passo iniziale fondamentale, che inevitabilmente condiziona poi l’intero quinquennio di governo: la creazione della squadra di governo. Intesa sia come giunta che come squadra di staff dirigenziale e di collaboratori».

Che caratteristiche deve avere questa squadra?

«Deve essere una compagine in cui ci siano le competenze giuste al posto giusto, in cui si miscelino gioventù, anche politica, ed esperienza, competenze tecniche e politiche. Una squadra che sappia soprattutto integrarsi al meglio con la complicatissima macchina comunale che storicamente è sempre stata uno dei grandi problemi di questa città. Ogni impiegato comunale va recuperato alla causa, motivato, integrato. Serve l’apporto di tutti per riprendere a camminare veloce».

Da dove bisogna ripartire?

«La nuova squadra ha bisogno di realizzare subito qualche goal importante affinché la sfiducia dei napoletani, che spesso è ormai una terribile rassegnazione, possa diventare rapidamente un nuovo entusiasmo produttivo. Serve muoversi in due direzioni. Una ordinaria. Perché una città che se ne cade a pezzi, dove le auto affondano nelle trappole delle buche non può essere una città civile. E questo vale ovviamente per i problemi endemici della nostra città: dai trasporti alla viabilità».

E poi?

«Poi serve anche un’azione straordinaria. Di progettualità di ampio respiro che guardi ai grandi polmoni che possono portare riqualificazione urbana, sviluppo economico e quindi sviluppo occupazionale: Napoli Est, Bagnoli e il centro storico Unesco».