NAPOLI. «I telefoni che consegnavano a noi detenuti all’esterno costavano 15 euro, all’interno 500». Così il pentito Pietro Izzo ha svelato agli inquirenti un altro aspetto dell’affare dei cellulari, introdotti nel carcere di Secondigliano attraverso i droni modificati per evitare di essere intercettati dalla barriera aerea. Il business ha prosperato per anni, considerando che quasi tutti i carcerati avevano un disperato bisogno di comunicare con il mondo esterno.