NAPOLI. Una Manovra all’insegna della prudenza. Gli imprenditori napoletani non la bocciano, evidenziano luci e ombre e si attendono nuove misure all’inizio dell’anno, più strutturali e meno legate all’emergenza. Lo dice chiaro Pasquale D’Acunzi, imprenditore conserviero: «È certamente lodevole l’aiuto alle imprese, ma è ancora ben poca cosa. La campagna di trasformazione è stata di gran lunga peggiore delle aspettative a causa dell’aumento dei costi di produzione fuori controllo. I settori stagionali tipici del Made in Italy oltre all’attenzione del credito d’imposta non hanno avuto nulla come sostegno. Pertanto saranno costretti ad aumentare i loro prezzi».

Manovra interessante per Valentina De Ponte (D.P.I De Ponte Innovazione, componente dei Giovani imprenditori di Unindustria): «È la prima volta che viene fatta con criteri che accontentano un po’ tutti, imprese e famiglie. Apprezzabile la misura per mitigare il caro-energia, condivisibile anche quelle sulla decontribuzione per gli assunti under 35, sulla riduzione del cuneo fiscale e dell’Iva su alcuni prodotti. È un primo passo per la messa in campo misure più strutturali».

Pur lodando l’impegno del Governo nel comporre una Manovra di per sé difficile, si aspettava interventi più coraggiosi Alessandro Marinella (E. Marinella): «Bene le risorse per contenere la crisi energetica, ma adesso si osi di più e si definiscano interventi per implementare le energie rinnovabili nelle aziende. Come pure si pensi a snellire la burocrazia».

Si aspettava di più anche Carla della Corte (presidente Confcommercio) che, pur riconoscendo la “coperta corta”, chiede «continuità sia ai sostegni al potere d’acquisto del reddito, sia nelle politiche pubbliche per scongiurare un avvitamento della crisi».

Del tutto negativo è invece il giudizio di Lino Ferrara (Assofiere): «Anziché bloccare le speculazioni sull’energia con gli extraprofitti si è preferito stanziare 21 miliardi di soldi pubblici che potevano andare sull’occupazione». E si chiede: «Cosa si prevede di fare contro gli evasori con sede fiscale nei paradisi dorati, soprattutto multinazionali che si alimentano con il lavoro precario facendo concorrenza sleale agli imprenditori italiani?».