«Oggi chiediamo verità e giustizia per mio figlio, perché dopo un anno non sappiamo niente, neanche il risultato dell'autopsia. Poi al Tar che ha sospeso l'ordinanza sulla rimozione del murales ci pensa il mio avvocato. Oggi il murales non c'entra, c'entra la vita di Ugo Russo, spezzata a 15 anni». Così Vincenzo Russo, padre di Ugo, ragazzino di 15 anni ucciso un anno fa da un carabiniere fuori servizio che il giovane aveva tentato di rapinare.

La famiglia del ragazzo si è ritrovata con il rione e gli amici in via Toledo. In oltre 300 si sono diretti verso via Generale Orsini, dove morì il ragazzo lo scorso 1 marzo. I manifestanti, tra cui la madre di Ugo, mostrano le foto del 15enne. 

«Viviamo in un Paese - ha detto Ascanio Celestini, in strada con i parenti di Russo - in cui è difficile fare giustizia, quindi immagino che anche da parte delle istituzioni si provi questa difficoltà. Io credo che quel murales porta sotto due parole su cui dovremmo essere tutti d'accordo, credo che una comunitò che tende a far coabitare i cittadini in una situazione di pacificazione deve leggere quelle parole per quello che sono, verità e giustizia. Sono parole che troviamo in tante altre storie, che accomunano tante storie diverse, ma tutte hanno un bisogno espresso dalla comunità. Quindi leggere quel murales come segno della camorra è una lettura tossica».