NAPOLI. La difesa individua un cavillo e per il ras del clan Mallardo scatta l’inattesa scarcerazione. Domenico Pirozzi, alias “Mimì’ ’o pesante”, reggente del gruppo capofila dell’Alleanza di Secondigliano insieme ai Contini e ai Licciardi, accusato di essere il capo e promotore dell’associazione di stampo mafioso denominata clan Mallardo, ha ottenuto la revoca della misura cautelare a causa della decorrenza dei termini di fase. Il gip del tribunale di Napoli, Luca Rossetti, ha infatti accolto l’istanza dei legali di Pirozzi, gli avvocati Luigi Poziello e Catia De Luca. La scarcerazione avviene a seguito di un vizio di forma, un cavillo giuridico eccepito dagli avvocati di fiducia, di cui il giudice ha preso atto. In sintesi, la difesa di Pirozzi ha sostenuto e dimostrato che all’indagato non era stato mai notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e anche quando, in seguito, è stata avanzata la richiesta di accesso all’atto, l’istanza non era mai stata scaricata dal sistema. Trascorsi i ventuno giorni previsti dalla legge, il giudice non quindi potuto fare altro che constate l’avvenuta decorrenza dei termini di fase. Per Domenico Pirozzi le porte del carcere di sono però riaperte, almeno per il momento, soltanto virtualmente. Il ras sta infatti ancora scontando in un penitenziario calabrese un residuo di pena di due per una serie di rapine per cui è stato condannato in via definitiva. Tornando invece all’ultima accusa, quella per la quale era stato nuovamente arrestato l’estate scorsa, la procura antimafia gli contesta, in concorso con Francesco Vitiello, Luigi Vitiello e Gennaro Trambarulo, la partecipazione al clan Mallardo, tra l’altro con un incarico direttivo e organizzativo. Pirozzi “’o pesante, dopo la sua scarcerazione del febbraio 2019, sarebbe stato il «reggente pro tempore dell’organizzazione criminale, con poteri direttivi e decisionali circa le strategia della consorteria, indicando gli imprenditori da sottoporre a estorsione e le quote estorsive che questi ultimi dovevano versare». All’affare, come si evince dalla lettura del capo di imputazione, avrebbero preso parte anche Gennaro Trambarulo “’o pazzo”, altro reggente pro tempore, Francesco Vitiello, partecipe con il compito di veicolare agli affiliati i messaggi provenienti dal capoclan Francesco Mallardo, e Luigi Vitiello, controverso imprenditore attivo nel settore edile e imprenditoriale. Quest’ultimo, in particolare, avrebbe agevolato la cosca tramite le proprie imprese, come accaduto con la costruzione del centro commerciale di Miano “La Birreria”, «eseguita in parte dal consorzio Cosap riferibile a Luigi Vitiello e ai suoi prossimi congiunti». Il costruttore si sarebbe inoltre servito di Francesco Mallardo (classe 1972), Angelo Pirozzo e Francesco Vitiello, «tutti affiliati al clan Mallardo, per organizzare azioni intimidatorie di diversa natura volte a garantire i suoi interessi economici». Accuse pesanti anche per Domenico Pirozzo, che adesso, a causa di un a cavillo, affronterà a piede libero il prosieguo del procedimento penale.