Rischiano la chiusura le comunità Jonathan e Oliver di Scisciano in provincia di Napoli che accolgono minori sottoposti a provvedimento penale. «Pastoie burocratiche e scandalosi ritardi nei pagamenti minacciano da vicino la stessa sopravvivenza, in particolare, delle piccole strutture, così come le altre, convenzionate con il Dipartimento della Giustizia minorile. Svolgono un lavoro fondamentale di recupero, rieducazione e risocializzazione di quei minori che entrano in contatto con il circuito giudiziario». Lo afferma in una nota il senatore Sandro Ruotolo. In Campania ammontano a circa 6.500 l'anno cioè il 47,8 % di tutta Italia, i minori che delinquono con un altissimo tasso di recidiva.

«Numeri significativi che certificano una vera emergenza nazionale - aggiunge Ruotolo -. Educatori, operatori, collaboratori si prodigano per offrire un'alternativa che sia lontana dal solo circuito carcerario. I ritardi accumulati, oltre otto mesi, mettono in serio pericolo la continuità del servizio educativo offerto dalle comunità. Oltre al non poter erogare stipendi, pagare fatture e fornitori c'è il rischio concreto di uno stop alla programmazione e alla pianificazione dei progetti in corso e di quelli da avviare».

«Il mio appello è rivolto in particolare alla ministra della Giustizia Cartabia e all'amministrazione giudiziaria ma anche agli Enti locali affinché nel più breve tempo possibile si possa far fronte in concreto ai ritardi e avviare procedure che diano certezza agli operatori. Non è più eticamente tollerabile che parte delle nuove generazioni debbano alimentare la malavita. Il vero problema è la riproducibilità del delinquere. Per noi è fondamentale l'attuazione vera, ad esempio, del patto educativo. Occorre interrompere questo circolo vizioso che porta nonni, padri, figli e nipoti a condividere lo stesso destino criminale. La deprivazione educativa, la dispersione scolastica, l'abbandono della scuola sono i mali che dobbiamo combattere per ridurre drasticamente i numeri dei minori che commettono reati e entrano in contatto con il circuito penitenziario. Dobbiamo sostenere e aiutare chi in prima persona da oltre 30 anni è impegnato in prima linea nel fronteggiare il disagio, le fragilità e le contraddizioni della società» conclude.