NAPOLI. Termini scaduti e per il re del narcotraffico flegreo, Vincenzo Capezzuto, scatta l’inattesa scarcerazione. Un colpo di scena che arriva a poche settimane di distanza dalla condanna annullata dai giudici della Corte di Cassazione. Il nuovo verdetto è stato invece emesso dalla Terza sezione della Corte d’appello di Napoli. E così, dopo soli tre anni trascorsi dietro le sbarre, il presunto narcos dovrà essere rimesso in libertà. Il provvedimento sarà esecutivo da oggi.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Dario Vannetiello e Luigi Petrillo, ha dunque ottenuto l’importante risultato nonostante la gravità delle accuse e la caratura dell’imputato. Capezzuto era tra l’altro reduce dalla latitanza giunta al capolinea il 7 giugno 2016, dopo estenuanti ricerche, nell’elegante centro di Vienna, grazie a un mandato di arresto internazionale. I giudici partenopei hanno però condiviso l’istanza di scarcerazione per decorrenza dei termini massimi di fase. Capezzuto era ritenuto dagli inquirenti della Dda di Napoli il narcotrafficante che avrebbe rifornito di droga le organizzazioni napoletane dedite allo spaccio di droga per circa dieci anni, promuovendo, dirigendo e organizzando la vasta associazione che contava un numero impressionante di sodali. Premiato il lavoro difensivo e le scelte di Capezzuto, il quale in un primo momento era stato assistito dall’avvocato Giulia Buongiorno. La remissione in libertà decisa dalla Corte d’appello è totale, senza dunque sottoposizione ad alcuna altra misura e senza alcuna prescrizione.
L’indagine complessiva fu curata con successo dalla Direzione distrettuale antimafia e dimostrò il lusso smodato nel quale vivevano i “registi” della rete di narcotrafficanti. Non a caso furono disposti sequestri per beni mobili e immobili dal valore complessivo di decine di milioni di euro, tra cui yacht, ville, appartamenti e numerosissimi conti correnti. All’esito del giudizio di primo grado, il Tribunale di Napoli, condannò il presunto narcotrafficante internazionale a 24 anni di reclusione, grazie alle accuse provenienti da numerosi collaboratori di giustizia nonché valorizzando il contenuto di alcuni colloqui carcerari con il fratello Alessandro, con istruttoria svoltosi in costanza della latitanza di Capezzuto. Nel processo di appello l’accusato fece sentire la propria voce, professando la propria innocenza, evidenziando la sua ininterrotta dedizione lavorativa nel settore dell’oro e dei preziosi, con la sua attività oramai radicatasi nella città austriaca, ma le accuse, pur ridimensionate, ressero anche nel giudizio di secondo grado. Ma il colpo di grazia all’impianto accusatorio è giunto l’8 maggio scorso con la decisione della Suprema Corte. Infatti, in pieno accoglimento alla linea degli avvocati Vannetiello e Petrillo, la Terza sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato in toto la sentenza di condanna inflitta a Capezzuto Vincenzo, sia rispetto al reato di promozione e direzione della associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, sia rispetto agli specifici episodi di importazione in Italia di cocaina, hashish e marijuana. Il lavoro difensivo ha fatto così franare il castello delle accuse, determinando la regressione del procedimento in appello, circostanza che ha consentito alla difesa di invocare e ottenere la scarcerazione del gioielliere per decorrenza dei termini. Adesso si rimane  in attesa della di fissazione della data del nuovo processo che Capezzuto affronterà a piede libero.