Arianna Nicodemo, 28 anni, vigevanese è morta nella notte all’ospedale San Carlo di Milano. La donna è stata falciata da un’auto in corsa a Vittuone nel Milanese.

Troppo gravi le ferite riportate nell’impatto con la Ford Fiesta di un uomo di 47 anni di Rho. L’impatto l’ha spinta una decina di metri più avanti.

 

 

Chi era Arianna Nicodemo

Maestra d’asilo lascia una sorella gemella ed un fratello, che è agente della polizia locale. Era figlia di un ex poliziotto che per moltissimi anni è stato in servizio al commissariato di Vigevano.

Ieri sera era con Andrea, il fidanzato con cui aveva programmato di sposarsi presto.

 

 

La dinamica dell'incidente

Lui era lì, un passo dietro a lei, e ha visto tutto. Senza poter intervenire. Per attraversare la strada avevano scelto il punto più sicuro.

Le strisce pedonali in un punto illuminato. Invece la Fiesta è arrivata a piena velocità e l’ha colpita in pieno.

Subito, è stato chiaro ai soccorritori che le sue condizioni erano disperate. La corsa all’ospedale non è servita.

Il cuore di Arianna che stava aspettando un nuovo incarico per il prossimo anno scolastico ha cessato di battere di lì a poco.

Lasciando tutto nello sconforto. Aveva tanti progetti una comunità sotto choc.

 

 

Jessica muore a 45 anni dopo un'intervento, la famiglia: «Vogliamo sapere come è morta»

Jessica, 45 siciliana di Gela, era molto conosciuta in città, si dedicava ai randagi, infatti aveva creato da sola un ricovero per animali.

Chiedeva aiuto alle istituzioni per poter mantenere il ricovero senza nessun riscontro.

Nel 2017 inizia il suo calvario la ragazza ebbe un grave incidente in moto e dopo qualche mese l’intervento chirurgico.

Le è esplosa la laparocel un’ernia che si forma sull’addome a seguito di un intervento chirurgico tradizionale.

 

A raccontare il dramma è papà Angelo

«Jessica era una ragazza che amava gli animali più di se stessa, e amava la famiglia. Il calvario inizia nel 2017 dopo l’intervento chirurgico per salvarla dall’incidente stradale.

Dopo qualche mese, incominciava a gonfiarle la pancia a causa della laparocele. Ci siamo rivolti all’ospedale Garibaldi di Catania, continua papà Angelo,e  bisognava operarla attraverso una protesi di contenimento.

Dopo l’intervento, sembrava che  andasse tutto bene ma la parte centrale della ferita era rimasta totalmente aperta.

Era diventata cosi nera, con odori nauseabondi che è stata costretta a operarsi nuovamente.

Il giorno dopo era in setticemia, ha detto Angelo ma lei, con tutte le sue forze ha reagito e si è ripresa anche se è riscoppiata la laparocele peggio di prima».

In lista di attesa in 4 diverse strutture, Jessica ha atteso per un anno e mezzo l’operazione.

Non è bastato l’interessamento dell’Asp di Caltanissetta.

«Abbiamo dato la disponibilità per operare la laparocele comunicavano dall’Asp.

Ma prima bisogna intervenire per risolvere le complicanze che sono sopravvenute alla colonna vertebrale della donna.

In quanto una protesi non permetterebbe di arrivare alla colonna e quindi di operarla».

Appello arrivato anche dal Comitato Consultivo Difesa Animali poiché Jessica era in lista d’attesa, per essere operata in tre ospedali del Sud d’Italia, ma nessuno l’ha chiamata.

Ha aiutato tanti esseri viventi di specie diverse dalla sua. Chi avrebbe mai detto che nessun essere vivente della sua stessa specie non le avrebbe teso una mano».

Ha scritto il comitato. Per la famiglia solo porte chiuse con la solita risposta: “i posti in Rianimazione, sono occupati, dai pazienti Covid».

L’unica porta aperta era quella di una clinica privata di Napoli ma il costo era di 16.500 euro.

«Arriva la chiamata da parte della clinica di Napoli , racconta Angelo, il padre di Jessica, finalmente la luce infondo al tunnel, si riusciva a vedere.

Dopo le varie visite di rito mia figlia mi disse, con un sorriso: «Papà sto entrando in sala operatoria. Dopo quasi 11 ore ,sono riuscito a vederla per l’ultima volta e mi ha salutato».