NAPOLI. «La Campania è leggermente sopra la media nazionale per la diffusione della variante inglese. Siamo intorno al 25 per cento, in pratica un contagiato su quattro. Ed è un elemento che chiaramente ci preoccupa. Non dal punto di vista della virulenza, che non è superiore al Covid che finora abbiamo conosciuto, ma per la sua velocità di trasmissione».

A dirlo Rodolfo Punzi, direttore del Dipartimento Malattie infettive ed emergenze infettivologiche dell’Azienda dei Colli-Ospedale Cotugno.

Dottore, le varianti preoccupano ancora di più anche alla luce di quello che si vede in questo periodo di zona gialla nella maggior parte d’Italia: le scene degli assembramenti degli ultimi weekend, che non hanno risparmiato nemmeno Napoli, quale reazione le provocano?

«Indignazione, perché non è possibile che in così poco tempo si sia perso il senso di responsabilità che ha contraddistinto l’atteggiamento delle persone nel periodo del lockdown. Tra l’altro la Campania ha un tasso di positività superiore alla media nazionale, siamo ormai intorno all’8- 10 per cento di tamponi positivi rispetto a quelli eseguiti.

Di questo passo, saranno inevitabili altre restrizioni». Anche perché un incremento dei contagi si tradurrà inevitabilmente in un aumento della pressione sugli ospedali… «Sicuramente.

Ormai sono mesi che il personale sta sostenendo sforzi immani, c’è stanchezza se penso che ci sono infermieri che sono dovuti ricorrere al supporto psicologico e colleghi medici che sono al limite dello stress. Nonostante ciò continuiamo a essere tutti in prima linea».

Qual è la situazione al Cotugno per i posti letto?

«Siamo a un livello di occupazione molto elevata, e il turnover nelle degenze ordinarie fa sì che i posti che si liberano vengano subito occupati. La subintensiva è quasi sempre occupata, fortunatamente abbiamo le intensive che hanno ancora disponibilità».

C’è un grande dibattito intorno alla riapertura in presenza delle scuole: in Campania molto sindaci stanno chiudendo? Cosa pensa in merito?

«A mio avviso, con la situazione attuale sarebbe opportuno chiudere gli istituti anche perché si è verificato che la variante inglese attecchisce molto su bambini e ragazzi. Chiaramente è una decisione che spetta alla politica e mi rendo conto che non è facile coniugare le esigenze dell’istruzione o dell’economia con quelle della salute.

Forse, però, con le dovute attenzioni, credo che in questo momento sarebbe più utile privilegiare l’aspetto della tutela della salute». Tutela che sembra un diritto molto difficile da ottenere per persone affette da altre patologie, alcune delle quali anche serie, che a causa del Covid non effettuano i controlli del caso o non si sottopongono agli screening che sono uno strumento di prevenzione fondamentale per malattie gravi…

«È vero. Faccio l’esempio del Cotugno: noi abbiamo raggiunto risultati notevoli nella cura dell’epatite C con la somministrazione di farmaci innovativi.

Adesso al trattamento sottoponiamo, rispetto a prima, poche decine di persone.

E lo stesso, peraltro, capita per altre malattie come, ad esempio, l’Hiv, la tubercolosi o le infezioni batteriche.

Questo perché in questo momento la maggior parte delle energie sono state concentrare sul Covid.

Per questo quando mi trovo davanti certe scene di irresponsabilità da parte delle persone non posso fare a meno di pensare al fatto che i nostri sforzi rischiano di essere vani.