Giovanni Pede, studioso di Storia militare, nel suo ultimo saggio, “Dal Volturno al Macerone. Nascita di un regno” (Cosmo Iannone Editore, 2020), ricostruisce la battaglia e i suoi sviluppi.

La battaglia del Volturno si può annoverare tra le grandi battaglie della Storia?

«Sicuramente tra le più grandi del Risorgimento, coinvolgendo da prima dell’alba al tramonto oltre 50 mila uomini. Con perdite che a Sant’Angelo raggiunsero per entrambi il 25-30%. Secondo le parole di un garibaldino: “Dirvi con qual furore si combattesse colà non sarebbe possibile. Io ho fatta l’ultima campagna di Lombardia, mi sono trovato a Magenta ed a Solferino, ma ora credetti assistere un’altra volta a quelle orribili carneficine”».

Fonti garibaldine parlano di 40mila soldati napoletani.

«La cifra di 40mila napoletani è uno dei falsi più duri a morire. Si scrisse addirittura di 50mila, confondendo l’esercito da campagna con l’armata. Gli storici seri, anche di parte liberale come Trevelyan, concordano in 28mila, di cui più di 3mila, la divisione Colonna, non combatterono».

Ci sono episodi mitologici, come quello del presunto massacro di 200 garibaldini a Castel Morrone, dove le vittime furono 10…

«Garibaldi fu il grande propagandista di se stesso, il primo che scrisse dei “200 martiri” di Castel Morrone. Valorosi comunque, fanno parte della leggenda garibaldina, che nascose però altri fatti, come i 1.380 “dispersi” (scappati) citati da Rustow, garibaldino ma prussiano».

C’era un errore di impostazione nel piano di battaglia?

«Ritucci dette battaglia secondo il piano del Re, con una direttrice d’attacco affidata a Von Mechel avulsa dal suo controllo. Ma anche davanti Capua la poca esperienza in campagne importanti gli impedì di coordinare l’operato dei suoi sottoposti. In particolare Afan De Rivera, che dopo il successo a Sant’Angelo lasciò senza ordini Polizzy e Barbalonga. Altro errore, non aver usato la cavalleria pesante che avrebbe potuto separare Medici da Milbitz, impedendo a Garibaldi di accorrere ovunque».

Garibaldi avrebbe perso il 20% circa del suo esercito, ed i morti garibaldini superarono quelli napoletani. Se il giorno dopo l’attacco fosse ripreso, la Storia sarebbe cambiata?

«Il 20% forse è troppo, ma le perdite napoletane erano state minori, con la brigata Ruiz in forze sul fianco del nemico, la riserva (Colonna) non impegnata, la cavalleria quasi intatta… Ritucci non se ne rese conto. La sua prudenza, e la mancanza di una visione strategica e politica (Vittorio Emanuele II era alle porte) fecero il resto. Certo è che - come scrisse Franco Molfese - “Tutti vedevano che senza l’afflusso di nuove forze la dittatura garibaldina ben difficilmente avrebbe potuto battere l’esercito borbonico, domare le masse rurali insorte e intraprendere la marcia su Roma”. La Storia avrebbe preso una piega ben diversa, chi lo sa, un congresso di pace, una federazione italica... Ne parlo nel mio libro».

SVOLTE EPOCALI: LA GIORNATA CHE DECISE IL NOSTRO FUTURO

Mentre Ritucci ordinava la ritirata, il Brigadiere Fabio Sergardi entrava a San Tammaro e voleva investire Santa Maria Capua Vetere. Sarebbe stata - scrive Giacinto de’ Sivo - vittoria certa. Fu l’ultimo atto di una giornata che più volte stava volgendo in favore dei napoletani. I garibaldini erano scompaginati, con intere brigate decimate e allo sbando, i cui comandanti sarebbero stati poi processati per codardia e incapacità. A Sant’Angelo, Garibaldi si era salvato fuggendo a piedi nelle campagne dai Cacciatori dell’Alfiere Fedele d’Angelomaria e perse, fra morti e feriti, tra il 10 ed il 20% degli effettivi. Cosenz chiese rinforzi all’ambasciatore piemontese. Dopo l’attacco, i napoletani tornarono sulle loro posizioni. La battaglia del Volturno non era stata persa, si era risolta in un sostanziale pareggio. Ma quella battaglia ci cambiò la Storia...