La tradizione natalizia annovera tanti canti. Alcuni derivati da antichi canti monastici (Veni veni Emmanuel), altri riscritti in epoca moderna (Adeste fideles). Nati spesso in piccole realtà, poi tradotti e cantati in tutte le lingue e in tutto il mondo (Stille Nacht) o, addirittura, nati come forme popolari, completamente slegati dalla tradizione religiosa, e poi divenuti il simbolo dell’atmosfera natalizia (Carol of the bells). Nella tradizione italiana, meridionale soprattutto, un canto su tutti risuona, scritto nel 1754 da un grande santo napoletano, dottore della Chiesa, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: Tu scendi dalle Stelle, detto anche Pastorale (come molte melodie “colte” dell’epoca: una tra tutte la Pastorale di Handel) per la sua melodia, legata principalmente al suono della zampogna dei pastori abruzzesi durante la transumanza. Solitamente se ne cantano le prime due strofe ma, in realtà, Tu scendi dalle Stelle è composta da ben sette strofe. Un testo apparentemente semplice, che raccoglie il racconto della nascita di Gesù, la pietà, tenerezza e devozione popolare a Gesù Bambino e il rimando teologico della nascita di Gesù, in vista della propria morte in croce per noi e per la nostra salvezza. Grandi compositori italiani, Verdi e Respighi, ne riconobbero l’importanza evocativa. Respighi vi si ispirò per il secondo movimento (L’adorazione dei Magi) del Trittico Botticelliano. La melodia, scritta in 6/8, accompagna strofe formate da due endecasillabi a rima baciata, due ottonari, un quinario e un endecasillabo. È uno schema complesso e innovativo nella tradizione letteraria. Anche “Quanno nascette Ninno”, versione napoletana di questo canto, è di sant’Alfonso. Il testo, primo canto religioso in lingua, ci è giunto incompleto ma ne conserva intatta la magia.