«La reazione antigiacobina, sanfedista e popolare, non fu strumentalizzata, ma indirizzata da parte della Chiesa che aveva letto nell’invasione del Regno di Napoli da parte dell’esercito rivoluzionario francese, un attacco ai valori più profondi della Cristianità». Questo il giudizio di Antonella Grippo, docente e studiosa di Storia moderna e contemporanea,  autrice di “Le immagini della Memoria. L’utopia della Libertà e la realtà dell’oppressione” (Controcorrente), “Uno Dio, uno Re. Il brigantaggio come guerra nazionale e religiosa” (Editoriale il Giglio), e del best seller “1861” (Sperling & Kupfer).

La reazione del 1799 viene rappresentata dalla storiografia come quella di masse contadine strumentalizzate dalla Chiesa e dai proprietari terrieri, e del sottoproletariato ante-litteram dei Lazzari. Invece fu una risposta del Paese reale?

«Certamente sì. I corpi intermedi tra l’individuo e lo Stato svolgevano un ruolo attivo. La chiave interpretativa usata dai rivoluzionari rendeva astratti e decontestualizzati valori che per il popolo erano, al contrario, reali. Non bastava cioè, parlare di libertà o di fraternità e poi spargere terrore e morte. Il Paese reale sapeva che non serve ergere in strada un albero della libertà con in cima un cappello frigio per rendere libero un popolo e si levò concorde a difendere, sotto la saggia e accorta guida del Cardinale Fabrizio Ruffo, le tante piccole libertà concrete preferite alla libertà filosofica, astratta e utopica dei giacobini».

Fu la religione il collante principale della reazione?

«La religione non solo fu il collante principale della reazione, ma fu il paradigma antropologico direi, in qualche modo, istintivo del popolo sanfedista. La bandiera bianca della Santa Fede portava, da un lato, la croce col motto costantiniano In hoc signo vinces e, dall’altro, le armi reali in una sintesi iconica e immediatamente comprensibile per tutti delle ragioni dell’insorgenza e degli insorgenti. Ai vescovi e ai parroci del Regno venne inviata una Enciclica in cui si invitava il popolo a difendere “la Religione, il Re, la Patria, l’onore delle famiglie e le proprietà».

Quanto influì sul successo dell’ insurrezione un leader come il Cardinale Ruffo?

«Il Cardinale Ruffo fu l’uomo della Provvidenza. Il suo nome venne dalla corte di Ferdinando IV di Borbone, che si era rifugiato a Palermo, e già l’8 febbraio 1799, dopo appena due settimane dalla conquista francese, il Cardinale sbarcò in Calabria e si preparò ad organizzare la resistenza e condurre la risalita. Il 13 giugno gli uomini della Santa Fede fecero il loro ingresso a Napoli. La vittoria al Ponte della Maddalena, proprio nel giorno dedicato a Sant’Antonio di Padova, uno dei santi venerati dai sanfedisti, venne letta come un segno della Provvidenza. Nell’iconografia sanfedista il Santo viene raffigurato, infatti, mentre vola sulle schiere degli insorgenti quasi a proteggerli e guidarli».

I giacobini erano minoritari nel Paese reale come i liberali del 1860? E che cosa mancò alla reazione del 1861 per vincere?

«La minoranza giacobina prima e liberale poi, propugnava una rivoluzione non solo senza il popolo ma contro il popolo. Una contraddizione in termini. Il brigantaggio post-unitario non ripeté il successo della Santa Fede perché non ebbe un Cardinale Ruffo a guidarlo, una classe dirigente a indirizzarlo, ed una Santa Alleanza a proteggerlo. Ma anche il brigantaggio, come la Santa Fede, muoveva da istanze culturali, politiche e sociali profondamente radicate nel Paese reale e rappresentò la legittima resistenza del Sud alla rivoluzione liberale e alla piemontesizzazione manu militari del Regno».

 

STUDI E RICERCHE PER RESTITUIRE VERITA' ALLA STORIA.

FATTI E PROTAGONISTI DEGLI EVENTI NEI LIBRI DI AUTORI NON ALLINEATI

Ridurre al solo popolo basso la resistenza antigiacobina è fuorviante. Lo ha dimostrato la ricerca di Emilio Gin sulla composizione delle Unioni realiste (“Santa Fede e congiura antirepubblicana”, Adriano Gallina Editore, 1999). Sull’ideologia del giacobinismo è fondamentale lo studio, anche iconografico, di Antonella Grippo “Le immagini della memoria” (Controcorrente, 2000). I luoghi comuni storiografici in Gennaro De Crescenzo, “L’altro 1799. I fatti” (Edizioni Tempo Lungo, 1999). Gli avvenimenti in Maurizio Di Giovine, “1799.Rivoluzione contro Napoli” (Editoriale il Giglio, 1999). La cronaca della spedizione del Cardinale Ruffo in Domenico Petromasi (“Alla riconquista del Regno” (Editoriale il Giglio , 1999). Il post-1799 nell’ antologia a cura di Gianandrea de Antonellis “Il Principe di Canosa profeta delle Due Sicilie” (Editoriale Il Giglio, 2018).