Roma come una qualsiasi metropoli sudamericana? “Solo una donna illuminerà la notte oscura di Roma”. Queste due riflessioni, l’una forse esagerata, ma che contiene un fondo di verità. L’altra, espressione di una speranza che, lungi dal sostenere una resurrezione immediata della Città eterna, lascia spazio alla fiducia. Alla fiducia in chi? Negli uomini che tanto sfacelo hanno creato nella storia dell’umanità? Non certo i loro. No. Ma in una donna, madre simbolo. Capace di generare figli meno disumani. Una speranza ferma, decisa, convinta, anche se lontana. Per illuminare Roma, simbolo storico d’ogni metropoli, ci vorranno anni, decenni. Ma la speranza dei giusti, degli onesti, combattente a loro volta di una giustizia che si abbatte, a volte, come un machete, su ogni feroce malvivente, resta. È figlia d’una donna che rappresenta l’opposto, anche se porta in seno, sia pur inconsapevolmente, la delinquenza più vile di coloro che commerciano in carne umana, che uccidono, distruggono ogni barlume di dignità. E allora cosa fare se non aggrapparsi alla speranza? In “Alba nera” Giancarlo De Cataldo (nella foto), magistrato integerrimo , scrittore fervido, traduttore colto, autore di testi teatrali e sceneggiature televisive che, sin dall’inizio della sua collaborazione, hanno sorpreso l’attonita nostra società televisiva, prende a prestito parole, espressioni sudamericane, per descrivere la feccia d’una società che vive di tragedia in tragedia una vita senza scampo. E inizia a narrare di Jaime e Ramon, l’uno, diciassettenne, protagonista della malavita; l’altro, Ramon, ventidue anni, feroce assassino, capobanda pronto a scagliare coltelli e machete per massacrare ogni essere umano. L’emblema della delinquenza più vile. Quella che uccide. Due ragazzi, e, in una strada buia, una ragazza agonizzante. Decidono di ucciderla, ma sui loro passi trovano il giustiziere, il Biondo, possente commissario di polizia, pronto a usare la pistola, sicuro si saper colpire al momento giusto.È in questa scena del crimine che De Cataldo rivela in poche pagine profonda umanità, la cultura che plasma ogni suo gesto. Se di fronte ai due ragazzi pronti a delinquere contro una povera derelitta agonizzante, si prospetta una situazione forse imprevista: Jaime, non vuole usare il machete e Ramon che vuole squartarla, farla pezzi, e gettarla nei cassonetti dell’immondizia. Lo scrittore crea così il Biondo, il commissario di polizia, forte della sua possanza, dei suoi capelli ormai bianchi, della sua forza, pronto a impugnare la pistola ed a sparare. Il Biondo mette in fuga il vile massacratore Ramon ammanetta Jaime, si china sulla ragazza, la protegge, l’accarezza, comprende che è ancora in vita, che può riprendersi, le canta addirittura poche parole che le risuonano di conforto paterno che forse non ha mai avuto. Nella descrizione di questo fattaccio c’è forse un eccesso di dialogo tra i protagonisti, a cui lo scrittore non rinuncia, ma l’effetto drammatico resta. Improvvisamente entra in scena tra crimine e psicologia, Alba Doria un nome simbolo che richiama speranza e storia. Carattere inflessibile? Una provocatrice che si illude di dominare il suo mondo? No, Alba Doria è stata in psicanalisi, quasi preda del più classico dei transfer con il suo psicanalista. La donna delle tenebre o di una nuova luce? Una donna pistolera, quasi “brava come Rambo e Tex Willer” di fanciullesca memoria. Una donna, che al Poligono di Tiro, straccia letteralmente il Biondo e l’amico/rivale anch’egli in polizia, il famoso Dr. Sax. Così era soprannominato l’altro commissario. Una donna tormentata fragile e al tempo stesso fiera, capace di non dimenticare d’avere ucciso un killer, ma colta ancora dal rimorso di averlo ammazzato? Una donna pericolosa o piena di risorse, capace di ribaltare ogni pregiudizio sul sesso femminile? Giancarlo De Cataldo, affascinato da storie vere, ammantate dal fascino dell’inverosimile, le dà un ruolo centrale, e il suo procedere nel romanzo avanza per brevi capitoli, siparietti di vita poliziesca, quasi fossero una fiction televisiva. Comanda lei la triade in cui Il Biondo ha un ruolo importante e il dr. Sax un ruolo subalterno e fortemente ambiguo. Ma la personalità della triade si fa più esplicita, quando Alba, blandisce il finanziere Silla che ha sconvolto la città e coinvolto Sax si offre alle sue grinfie per arrestarli entrambi, non senza aver rischiato una brutta fine. È  l’Alba che risorge? Difficile dirlo, se chi dovrebbe ripulire la città dalle speculazioni, dalla corruzione, è costretta a ricorrere soltanto ad una donna fiera, fragile e al tempo stesso capace di frapporsi ad una società malata.