Da oltre un secolo e mezzo la storiografia ufficiale criminalizza i Borbone e i meridionali “analfabeti” in base ai famosi censimenti del 1861. In realtà in questi ultimi tempi, grazie alle ricerche di tanti storici non accademici e di alcuni coraggiosi storici accademici si sta smantellando uno dei luoghi comuni più offensivi e diffusi sulla storia del Sud pre-unitario con tanti spunti pesanti anche per il presente perché la tesi del meridionale “brutto, sporco e cattivo” (e anche ignorante) è alla base della nascita della questione meridionale e della sua mancata risoluzione. E così viene fuori che il numero medio di scuole “non era dissimile tra Nord e Sud” (Vittorio Daniele, “Il paese diviso”, 2020). Così sappiamo anche che non era vero che il sistema scolastico fosse “arretrato” e che i Borbone lo “ostacolassero” (Maurizio Lupo, “L’istruzione superiore pubblica nel Mezzogiorno”, 2012). I dati riportati negli Annuari sono altrettanto chiari ed è assurdo pensare che in tutti questi anni nessuno li abbia studiati in maniera adeguata. Piemonte e Liguria contavano 1823 Comuni e 1755 scuole (96,3% di Comuni con scuole), il Sud continentale 1855 Comuni con 1755 scuole (94,6%) con picchi che  -come rivelano le carte dell’Archivio di Stato- erano altissimi in alcune zone: a Napoli 66 Comuni e 371 scuole pubbliche, Terra di Bari 51 Comuni e 351 scuole pubbliche, private, maschili e femminili; Terra di Lavoro: 174-664. Non meno di 7.000 erano le scuole in tutto il Regno con una percentuale massiccia (e non registrata) di maestri privati:oltre 60mila nel 1820. A questo dobbiamo aggiungere il più alto numero di iscritti alle Università (10.528 a fronte dei 5.203 complessivi del resto dell’Italia), il più alto numero di tipografie, di giornali, riviste e libri pubblicati ogni anno (che gli analfabeti di certo non avrebbero potuto leggere). Oltre 400 titoli per 2500 addetti alle stamperie. Il mosaico è vicino alla sua ricostruzione: i famosi censimenti, le cui schede originali sono sparite, furono utilizzati a “fini politici”, come risulta anche da qualche denuncia parlamentare del tempo. Ed è poco logica anche la tesi secondo cui quei maestri non facevano bene il loro lavoro, sia perché parliamo di una semplice alfabetizzazione, che perché, trattandosi in gran parte di scuole private, nessun genitore avrebbe tollerato un figlio analfabeta dopo aver pagato.  In sintesi: i meridionali non erano affatto analfabeti e continuare a dirlo e a scriverlo è falso e offensivo.

*presidente Movimento Neoborbonico