L’idea dei ponti sospesi è antica. Nel Perù Inca, in Tibet, sui monti dell’Himalaya consentivano di superare gole e anfratti di roccia ed erano in corda. Con lo sviluppo della tecnologia dell’acciaio (secolo XIX) l’idea di un ponte per unire grandi distanze senza appoggi intermedi tornò a diffondersi. Il materiale era ottimale per resistenza, elasticità e uniformità strutturale. Luigi Giura, ingegnere del Corpo Ponti e Strade del Regno delle Due Sicilie, aveva fatto produrre dalle fonderie di Mongiana una lega al nichel, procedendo poi all’irrigidimento delle travi di sostegno per mezzo di una macchina da lui stesso progettata. Prima del ponte Ferdinandeo (1832), ne erano stati realizzati quattro in Gran Bretagna. Il progetto di Giura è del 1826 e le perplessità sull’affidabilità strutturale furono messe a tacere da Ferdinando II con la frase «Lassate fa’ ’o guaglione». Il ponte ha una luce di 80,40 metri tra i piloni, la sospensione è costituita da due coppie di catene distanziate tra loro 5,80 metri. Il Dizionario corografico-universale dell’Italia sistematicamente suddiviso secondo l’attuale partizione politica d’ogni singolo Stato Italiano compilato da parecchi dotti italiani (Stabilimento di Civelli Giuseppe e C., Milano 1854) ne riporta una descrizione: “L’altezza di ogni pilastro è di palmi 24, di 11 quadrati la base. I pezzi di intaglio nella parte superiore ove son praticati i voti per dar passaggio alle catene, e per contenere i pendoli, son fatti di grossa mole, e talmente fra di loro connessi da potervisi temere disgiunzione veruna. Le precauzioni non parranno soverchie a chi consideri che queste son le parti più tormentate del ponte, e che gli altri costruttori di simili opere credevano dover affidare le catene a massi enormi di fabbrica, nei quali d’ordinario praticavano un vano arcuato per dare accesso al ponte. Il nostro schivò tale sconcio senza che i suoi pilastri di sostegno che richiedesi all’uopo, e senza che soffrissero sforzi trasversali, grazie alla vantaggiosa posizione de’ punti di sospensione”. L’autore si congratula con Giura (che realizzò anche il Ponte sospeso Maria Cristina sul fiume Calore): “Dando all’Italia un nobile esempio e non ancora imitato, ella in meno di un lustro ha installato due dei pensili ponti, per cui principalmente altre nazioni menano vanto, ma può additarli allo straniero, siccome novelli trionfi dell’ingegno napolitano”. Il libro, edito nel Lombardo-Veneto, mostra la grande considerazione dell’Italia preunitaria per i primati del Regno di Ferdinando II e il rispetto dell’Austria per un’Italia suddivisa in Stati sovrani. “I ferri tutti - prosegue il Dizionario - vennero dalle ferriere del signor principe di Satriano, e non lasciarono desiderio di precisione maggiore di lavoro. Ma quelli ch’esser dovean di getto furono eseguiti nella Real fabbrica della Mongiana, la quale per la prima volta tentava la fusione di pezzi di così gran mole e di forma sì complicata; pertanto riuscirono di tal perfezione che in nulla invidiano gli esteri adoperati nel ponte Ferdinandeo”. All’inaugurazione del ponte, il 10 maggio 1832, il re si pose al centro della campata e ordinò il passaggio di due squadroni di lancieri al trotto e ben 16 traini d’artiglieria: le peggiori condizioni di carico statico e dinamico per un ponte, soprattutto per le vibrazioni indotte in queste condizioni.

*Studioso di Sistemi di Trasporto