Giunta nel regno di Napoli, la rappresentazione della Natività è diventata un’arte, assumendo aspetti tipici della  nostra cultura e inaugurando la tradizione che continua oggi. Ma qual è lo specifico del presepe napoletano rispetto alle altre rappresentazioni della Natività? «Il presepio napoletano simbolicamente amplia e approfondisce il significato della realtà - spiega la storica dell’arte Adriana Dragoni - la natura è rappresentata dalla montagna, detta scoglio, per rievocare il mare, dall’acqua, e dai frutti di tutte le stagioni. Tanti i simboli, anche nei personaggi, detti pastori, tra cui un uomo su un carro con delle botti di vino, che è chiamato Cicci Bacco. È il simbolo della religione pagana, “ombrifero prefazio del Vero”. Vi sono personaggi antichi e contemporanei, vecchi e giovani, eleganti e straccioni, belli e deformi,  e anche le vecchie con  il gozzo sorridono per la divina grazia della vita. In cielo c’è la stella cometa, che guida i re Magi al praesepium, il sacro recinto, da “prae”, che vuol dire davanti e “saepium” che significa recinto. Il presepio napoletano esalta il Natale, una festività oggi “poco inclusiva” per gli ideologi del “politicamente corretto”. Ma una festività che rappresenta la Vita è poco inclusiva?».

Nel ’700 artisti come Francesco Celebrano o Giuseppe Sammartino dipingevano quadri e modellavano sculture e pastori del Presepio. Perché oggi l’arte presepiale viene classificata come artigianato?

«Gli artisti di un tempo guardavano con attenzione la natura e così la rappresentavano. Anche allora, tuttavia, la “natura morta” veniva considerata meno della “pittura di figura”, che però era arricchita spesso da elementi naturali. Oggi, la natura è poco osservata e rispettata e si va verso l’arte astratta e quella “digitale”».

La tradizione dell’arte presepiale napoletana meriterebbe di essere maggiormente valorizzata?

«Senza dubbi».