La battaglia del Volturno, passata alla storia come il conflitto che segnò inevitabilmente la svolta decisiva della conquista piemontese del Regno delle Due Sicilie, rappresenta più che un combattimento tra due fazioni un passaggio fondamentale nella nostra Storia: si scontrarono due Civiltà, accompagnate da visioni e concezioni della vita e del mondo radicalmente opposte: da un lato Re Francesco II, osservante ossequioso delle regole, dei patti di onore, delle sfide leali, del rispetto del nemico, considerato uomo, prima che avversario. Dall’altro gli invasori al soldo piemontese che diedero vita a quell’orda garibaldesca, con il nizzardo che rappresenta il voler vincere ad ogni costo, infrangendo regole e patti pur di distruggere il nemico, annientarlo fisicamente ed ideologicamente. Tanto sarà la storiografia dei vincitori a rimettere le cose a posto. La storiografia appunto, quell’ennesimo colpo in canna da parte di chi vince le guerre che usa dipingere e imbellettare a proprio piacimento gli eventi pur di giustificare quanto fatto e portare la ragione dalla propria parte. Ciò si completa con il tappare la bocca al dissenso e il dado è tratto! Nel caso del “Risorgimento” si è andati oltre! La  vulgata risorgimentale  ha addirittura celebrato come prodi ed eroi personaggi che si son ritrovati vincitori attraverso manovre e macchinazioni che di eroico hanno davvero ben poco. Un esempio è dato proprio dai fatti del Volturno del 1-2 ottobre 1860. Volumi interi di Storia e saggi dipingono le gesta degli “eroici” garibaldini che debellano l’esercito borbonico grazie a maggiore perizia bellica, armi più performanti, migliore addestramento, etc., quasi da film americano anni ’60. Per intenderci, quelli di John Wayne che  mieteva vittime tra gli indiani che non piacevano al brillante generale bianco in quanto rei di essere “poco civilizzati”. E pazienza se i cattivi Apaches non fossero altro che i legittimi proprietari di quelle terre, vistisi di colpo invasi e costretti a civilizzarsi con le buone o con le cattive. Ma guardando quei film ci ritrovavamo a parteggiare per i bianchi senza manco accorgercene. Quindi, che vincano pure i conquistatori! Il primo ottobre 1860 Francesco II Re legittimo del Regno delle Due Sicilie, si ritrova a difendere i suoi stati da invasori che gli piombano addosso senza neanche dichiarargli guerra. Orfano giovane del più capace Ferdinando II, Francesco II non sa che tra le file dei suoi generali molti si sono venduti al nemico massonico e cospireranno per annullare quanto di buono faranno gli altri. A Caserta e dintorni il generale regio Giuseppe Ruiz de Ballesteros rallenta dolosamente le manovre della sua brigata così di non infliggere il colpo di grazia alla brigata di Bixio. Ciò dà modo agli invasori di riprendere coraggio,  riorganizzare la controffensiva grazie all’apporto di forze fresche dell’esercito sardo ed inglese che intanto giungevano a dare man forte ai garibaldini in difficoltà. Questo è un evento chiave, che farà pendere inevitabilmente la bilancia dalla parte degli invasori, che si ritroveranno da sconfitti a vincitori grazie al regalo “sporco” dell’infido generale che anche nelle Calabrie aveva dato sfoggio di come agisce un traditore.